“Mi sono autoaccusato di numerosi omicidi a partire dalla metà degli anni Ottanta per i quali non ero indagato”. E’ l’ex boss dei ‘capitoni’ Carlo Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia, a scrivere la lettera inviata al giudice del processo per l’omicidio di Pasquale Izzi, avvenuto nella scorsa primavera, nel quale Lo Russo è accusato di essere il mandante. Insieme a lui furono arrestati la moglie Anna Serino, il nipote Domenico Cerasuolo, Luigi Cutarelli e Mariano Torre. Nella missiva, nel quale cerca di scagionare la moglie e il nipote dalle accuse formulate nei loro confronti, il boss sottolinea come abbia deciso di raccontare tutto ciò che sa: “Finora no ho fatto e non farò sconti e mai metterei a rischio la mia attendibilità e il mio futuro per salvare qualcuno”.
E poi sottolinea ancora: “Ho accusato i miei familiari, inclusi i miei. figli, di reati gravi e gravissimi. Ho accusato di un delitto la mia compagna (Antonella De Musis per l Omicidio del ras del rione Sanità Pierino Esposito, ndr), che fortunatamente si trova ai domiciliari e non in carcere “. Dichiarazioni che seguono quelle rese nello stesso ambito per salvare dalla condanna l’ex moglie Anna Serino e il nipote Domenico Cerasuolo.

