Un’apposita perizia per fornire ulteriori elementi di prova per fare luce sulle eventuali responsabilità per l’omicidio di Enrico Amelio.
E’ quanto deciso dalla Corte d’Assise nell’udienza di ieri. Il perito avrà il compito di trascrivere le intercettazioni registrate subito dopo l’omicidio.
Alla sbarra ci sono cinque esponenti del clan Polverino di Marano, tra i quali anche il boss Giuseppe Polverino. Insieme a lui accusati dell’omicidio anche Salvatore Cammarota, Salvatore Liccardi, Salvatore Simioli (difeso dall’avvocato Stefano Sorrentino) e Claudio De Biase.
Imputato anche il collaboratore di giustizia Gaetano D’Ausilio, Ieri è stato ascoltato il teste di polizia giudiziaria che si occupò delle indagini.
Ha riferito che “fondamentali per arrivare ad individuare gli autori dell’omicidio sono stati i collaboratori di giustizia, perché dalle indagini eseguite non emersero chiari elementi di prova nei confronti degli imputati”.
In più il teste ha evidenziato che i killer spararono alle gambe”, forse facendo intendere, almeno secondo gli avvocati difensori, che non c’era la volontà di uccidere ma di ‘gambizzare’ la vittima.
L’imprenditore Enrico Amelio venne ucciso a colpi di arma da fuoco il 10 ottobre del 2006. Secondo la Procura il movente dell’omicidio va ricercato nell’intromissione di Leonardo Carandente Tartaglia, zio materno di Amelio, in un importante trattativa immobiliare con al centro la compravendita di alcuni fondi che avevano attratto l’interesse del clan Polverino.
Le armi utilizzate, inoltre, erano, secondo gli inquirenti, nella disponibilità dell’organizzazione criminale.
Il boss Giuseppe Polverino è accusato di essere il mandante dell’omicidio, mentre Salvatore Cammarota viene indicato dagli inquirenti come organizzatore dell’azione.
A fare fuoco sarebbe stato Claudio De Biase, mentre Salvatore Liccardi, Salvatore Simioli e Gaetano D’Ausilio, quest’ultimo oggi collaboratore di giustizia, sarebbero stati partecipi con compiti logistici, consistiti nell’individuazione del luogo dell’agguato, nell’accompagnamento sul posto di De Biase.
Nella perlustrazione della zona. Tra le aggravanti contestate ai sei c’è quella di aver agito per favorire l’organizzazione criminale.
Tra le dichiarazioni dei collaboratori. sull’individuazione dell’uomo che ha fatto fuoco, pesano quelle di Biagio Di Lanno: “Andava provato, in quanto era stato di recente affiliato. Il mandante? Polverino Giuseppe, senza di lui non si sarebbe potuta porre in essere nessuna azione. Era lui il capo indiscusso del clan”.
fonte: Cronache di Napoli

