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«La Capitale invasa dalla ‘neve’ dei Capitoni». Resta in carcere il cognato dell’ex boss

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La cocaina dei “Capitoni” correva veloce, e soprattutto in quantità industriali, lungo l’asse Miano-Roma. Un business milionario che nel marzo scorso la Procura della Capitale era riuscita a sgominare emettendo un’ordinanza di custodia cautelare che aveva portato in carcere oltre venti persone. Tra queste il ras Francesco Raffone, cognato dell’ex capoclan Mario Lo Russo, e dopo qualche giorno di latitanza anche Antonio Milo, considerato dagli inquirenti il responsabile dell’organizzazione. Al suo fianco, nel ruolo di fornitore dei referenti nel Lazio, c’era poi Carmine Talotti. Quest’ultimo, non senza un certo effetto sorpresa, ieri mattina è stato spedito ai domiciliari. Talotti è riuscito a spuntarla, e quindi a tornare nella propria abitazione a Piscinola, grazie alla strategia difensiva portata avanti in questi mesi dall’avvocato Anita Salzano. Il legale, in sede di appello, è infatti riuscita a convincere i giudici del Riesame della necessità di ridimensionare l’esigenza cautelare per il proprio assistito. E così è stato. Discorso diverso, invece, per quel che concerne il vertice dell’organizzazione. Francesco Raffone, infatti, resterà per il momento ancora dietro le sbarre. A dicembre, con l’udienza preliminare, l’iter giudiziario scaturito dall’operazione Bolero messa a segno nel marzo scorso entrerà ad ogni modo finalmente nel vivo. All’epoca la Procura capitolina aveva accertato come la droga arrivava direttamente dai bunker del rione San Gaetano a Miano, quartiere roccaforte del clan Lo Russo. Negli ultimi sei mesi di indagine i militari dell’Arma erano riusciti a sequestrare 220 chili di hashish e diversi, ma non meglio quantificati, chili di cocaina purissima. Al termine del blitz furono tra l’altro arrestati in flagranza di reato anche nove pusher,sequestrati più di sei chili di “fumo” e circa 200 grammi di cocaina in dosi. Furono ben 47 le perquisizioni domiciliari effettuate prima che l’inchiesta arrivasse a un punto di approdo. A inchiodare Raffone e-company, Talotti compreso, fu una vera e propria raffica di conversazioni intercettate dagli investigatori. Un fiume di droga arginato poi dal tintinnio delle manette, riporta Il Roma.

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