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Minorenne accusato di far parte del commando di killer, ma al processo c’è una clamorosa svolta

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Non fu il minorenne del Parco Penniniello di Torre Annunziata a sparare contro Vincenzo Tufano, mancando il bersaglio. È stato assolto per non aver commesso il fatto Vincenzo F., oggi quasi 19enne, giudicato per tentato omicidio dal tribunale dei Minori di Napoli perché all’epoca dei fatti appena 17enne. Secondo l’accusa, il giovanissimo era stato ingaggiato come «baby killer» a prestazione da Lucia Casciello, ex moglie della vittima predestinata, per eliminare il coniuge «indesiderato». Ieri mattina, si è chiuso il processo di primo grado e i giudici del tribunale dei Minorenni, presieduto dal giudice Maurizio Pierantoni, hanno deciso di assolvere il giovanissimo imputato (difeso dall’avvocato Roberto Cuomo) nonostante la richiesta di condanna a 7 anni di reclusione.



Decisiva – come riporta Cronache di Napoli – è stata la consulenza balistica della difesa, presentata nelle scorse udienze per spiegare come fosse difficile riconoscere in Vincenzo F. il killer assoldato dalla Casciello. I fatti contestati risalgono alla notte tra il 9 e il 10 agosto 2014, quando un uomo armato, con il casco integrale e guanti neri piombò all’esterno del locale «Balla coi Lupi» di Pompei in sella ad uno scooter rubato. L’obbiettivo del raid era proprio Vincenzo Tufano, che si salvò miracolosamente: dopo l’esplosione di un colpo andato a vuoto, l’arma s’inceppò e il killer fuggì via, approfittando dell’oscurità della notte. Dopo la denuncia e l’avvio delle indagini, arrivò il racconto di un amico dell’uomo che spiegò come l’ex moglie di Tufano l’avesse avvicinato e gli avesse chiesto informazioni e, magari, l’intermediazione per acquistare una pistola. Al rifiuto dell’amico, la donna era scomparsa e da allora era passato tempo. Questi particolari, però, furono ricollegati e spinsero Tufano a raccontare ai carabinieri l’accaduto. Dunque, era possibile che dietro il tentato omicidio ci fosse proprio l’ex moglie Lucia Casciello.



Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Silvio Pavia della Procura di Torre Annunziata, sono giunte ad una soluzione a fine ottobre 2014, in meno di tre mesi di investigazioni a tappeto. Importanti sono state anche le testimonianze del figlio minorenne dei due, che aveva appena 8 anni quando la madre lo portava in giro nelle palazzine di Torre Annunziata alla ricerca di un killer «a buon mercato», pagato poche centinaia di euro. In pochi giorni, le indagini lampo riuscirono a risalire alla mandante del tentato omicidio, identificata proprio in Lucia Casciello, ex moglie di Tufano e da tempo ai ferri corti con la vittima predestinata. Grazie al racconto di uno dei figli minorenni della coppia, furono ricostruiti anche i vari incontri con una persona proprio al Parco Penniniello di Torre Annunziata, dove il 19enne vive insieme alla mamma. Invece, dopo la condanna a 8 anni e mezzo per la Casciello arrivata dopo il processo che al tribunale di Torre Annunziata, è giunta l’assoluzione piena per il presunto esecutore materiale raid. Dunque, dopo oltre due anni, il tentato omicidio Tufano ha una mandante ma non l’esecutore. «Siamo particolarmente soddisfatti per l’esito processuale afferma l’avvocato Roberto Cuomo reso al termine di un importante sforzo ricostruttivo della vicenda svolto dalla difesa, cercando di contribuire al chiarimento delle notevoli zone d’ombra emergenti sin dalla fase preliminare. L’istruttoria ha fatto emergere la fragilità dell’impianto accusatorio ai danni del mio assistito, completamente estraneo ai fatti, che ha dovuto subire una carcerazione preventiva di oltre un anno in un particolare momento di crescita psico-fisica quale quello della minore età».

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