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Cuccioli di cane dall’est, il business milionario dei clan. Ecco come diventano ‘italiani’ e costano il triplo

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Spesso con passaporti falsi o taroccati, rinchiusi in scatoloni o borse, nascosti nei bagagliai di autovetture, celati in furgoni o TIR, mimetizzati all’interno di insospettabili borsoni, in treno,in aereo. Arrivano così i cuccioli importati illegalmente in Italia, dopo un viaggio che può durare anche 10-11 ore. Nel nostro Paese, come spiega la“Lav”, sono messi in vendita in negozi e allevamenti, esposti in fiere itineranti, venduti persino presso i caselli autostradali e su internet.

Un cucciolo straniero vale economicamente fino a 20 volte meno del suo corrispettivo italiano. Un cane di razza – di origine ungherese – può essere venduto a 200 euro, ma diventato italiano verrà venduto per un prezzo compreso addirittura tra i 500 e i 1500 Euro. Un’indagine della Procura di Napoli Nord sul traffico di cuccioli ha portato, nel mese di luglio 2015, al sequestro preventivo di strutture ad Aversa e di numerosi negozi in Veneto. L’inchiesta ha coinvolto titolari di negozi a Rovigo, Lecce, Volla e Afragola, tutti indagati per traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento di animali, uso di atto falso e frode in commercio.

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Tutto è cominciato da un controllo alla struttura sequestrata e a un negozio di animali ad Afragola, in cui sono stati trovati vari cani malati. I titolari delle due aziende, con la complicità dei referenti di tre allevamenti di cani in Ungheria, portavano in Italia cuccioli di età inferiore a quella dichiarata, non sottoposti alle profilassi di salute obbligatorie. Gli animali poi venivano “smistati” a diversi negozi i cui titolari sarebbero stati consapevoli dell’illecito, tra i quali anche un punto vendita a Rovigo. Un cucciolo su tre muore, spesso dopo essere stato acquistato in negozio.

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