HomeCronacaOmicidio Izzi. Con le intercettazioni in casa del boss Lo Russo sembrava...

Omicidio Izzi. Con le intercettazioni in casa del boss Lo Russo sembrava tutto chiaro invece…

PUBBLICITÀ

E’ attesa per la fine di novembre la sentenza per l’omicidio di Pasquale Izzi, avvenuto in via Janfolla a Miano nello scorso mese di marzo, anche se il pm potrebbe chiedere un supplemento di indagini.
Ieri mattina nel corso dell’udienza è stata la volta degli avvocati difensori degli imputati che hanno spiegato al giudice le proprie tesi – si legge su Cronache di Napoli – In particolare i penalisti hanno presentato un file audio ‘ripulito’ sulle intercettazioni ambientali in casa del collaboratore di giustizia Carlo Lo Russo che parla con la moglie Anna Serino. Dai dialoghi sarebbe emerso un nuovo scenario che il pubblico ministero ha deciso di approfondire. Lo scorso sette ottobre il pm ha invocato due ergastoli e 56 anni di carcere per gli imputati. Chiesto il ‘carcere a vita’ per i due presunti esecutori materiali del delitto: Luigi Cutarelli e Mariano Torre. Invece per Domenico Cerasuolo ed Anna Serino, ritenuti responsabili di aver avuto un ruolo di appoggio o comunque l’essere a conoscenza delle intenzioni dei due presunti killer, sono stati invocati 20 anni di carcere a testa. Proprio la posizione della donna, però, potrebbe cambiare alla luce delle intercettazioni decriptate dai consulenti della difesa. Richiesti, invece, 16 anni di reclusione per Carlo Lo Russo, ex boss di Miano e da qualche tempo passato a collaborare con la giustizia. Sono state proprio le sue dichiarazioni a spianare le indagini.
Tuttavia il procuratore ha chiesto ai giudici della Corte d’Assise di Napoli di condannarlo alla pena massima prevista perché, come ribadito dallo stesso pm m aula durante la requisitoria, Carlo Lo Russo “è un collaboratore di giustizia, ma è anche un killer spietato”. Nell’ambito delle indagini che portarono all’arresto degli imputati, gli inquirenti riuscirono a seguire, attraverso le ‘cimici’ nascoste nell’abitazione del boss Carlo Lo Russo, tutte le fasi di preparazione del delitto. Nei giorni precedenti all’omicidio però ne Carlo Lo Russo ne gli altri che frequentavano l’abitazione del boss proferirono mai il nome della vittima. Fu per questo che, nonostante gli investigatori sapessero che si stava organizzando un omicidio, non riuscirono ad evitarlo.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ