Dialoghi di difficile interpretazione perchè sono in napoletano. Invece di chiarire, le intercettazioni telefoniche utilizzate nel processo sulla morte di Pasquale Izzi sono diventate un punto di contesa tra accusa e difesa. Nel processo col rito Abbreviato che vede alla sbarra il boss Carlo Lo Russo, Anna Serino, Luigi Cutarelli, Domenico Cerasuolo e Mariano Torre per l’omicidio del 29 marzo dell’anno scorso a carico di Pasquale Izzi a Miano – come riporta il Roma – c’è una lotta sul valore
delle conversazioni registrate; dall’altro, gli avvocati ritengono invece che i dialoghi in napoletano stretto della donna siano di difficile interpretazione e che in realtà sarebbero poco chiari ai fini del giudizio.
Al centro del dibattimento ora c’è la posizione della Serino e quello che avrebbe detto in cucina, alle sette del mattino poco prima dell’omicidio, rivolgendosi ai giovani davanti a cappuccini e cornetti. Le ha riferite o no determinate espressioni? come «facite ‘ambresse»(fate presto); e ancora: «Chiurite chella port» (chiudete quella porta). Parole taglienti che sarebbero state rivolte al killer e ai due accompagnatori. Un modo per incitarli? Tuttavia,nei verbali dell’interrogatorio l’imputata dichiara di non aver mai detto frasi del genere; così l’ex coniuge Carlo conferma di non ricordare niente. Il giudice dell’udienza preliminare (gup) Claudia Picciotti deve quindi decidere in base alle nuove trascrizioni delle intercettazioni presentate dalla difesa quale strada percorrere. Varie sono le ipotesi e gli scenari. Nell’udienza, che si svolgerà il 28 novembre prossimo, si saprà se sarà nominato un nuovo perito o ritenere che le prove attuali siano sufficienti. Oppure si deciderà di emettere la sentenza.


