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Ammazzò 3 pezzi grossi dei clan Licciardi e Misso, ecco quando il nipote del boss uscirà di galera

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Aveva rimediato 2 condanne a 30 anni di carcere a testa, ma dopo l’accoglimento dell’istanza difensiva potrà lasciare il carcere tra 10 anni. Faustino Valcarenghi, nipote dell’ex boss ora collaboratore di giustizia Salvatore Torino, è stato ritenuto colpevole sia in primo che in secondo grado degli omicidi di Vincenzo Prestigiacomo (marito della figlia del boss Giuseppe Misso), Vincenzo Murolo (capozona dei Licciardi ai Colli Aminei) e Antonio Ranieri detto Polifemo (referente dei Licciardi ai Quartieri Spagnoli). Questi ultimi due delitti sono avvenuti nell’ottobre del 1999, mentre quello di Prestigiacomo si consumò nell’ottobre del 2006. Per questi delitti aveva rimediato 2 ergastoli in primo grado, poi riformati dalla Corte d’Assise d’Appello in due condanne a 30 anni di reclusione. Valcarenghi, oggi 40enne, è assistito dall’avvocato Riccardo Ferone. E proprio attraverso un’istanza presentata dal legale difensore, Valcarenghi è riuscito ad ottenere un importante riconoscimento. I giudici, infatti, hanno riconosciuto che le due condanne dovessero essere in realtà ‘cumulate’. Questo ha comportato uno ‘sconto’ di 30 anni per il 40enne. Infatti i giudici hanno deciso che Valcarenghi debba scontare un’unica condanna a 30 anni in cumulo. Un provvedimento che, secondo i calcoli effettuati dalla difesa, permetterà al 40enne di uscire dal carcere tra 10 anni. Questo nonostante, al momento, Valcarenghi sia ristretto nel penitenziario di Spoleto, in Umbria, al 41 bis. Il Ministero della Giustizia, infatti, dispose per il 40enne la sospensione delle normali regole di trattamento dei detenuti previste dalla legge in casi eccezionali. Il regime è volto a ostacolare le comunicazioni dei detenuti con le organizzazioni criminali operanti all’esterno, i contatti tra appartenenti alla stessa organizzazione criminale all’interno del carcere e i contrasti tra gli appartenenti a diverse organizzazioni criminali, così da evitare il verificarsi di delitti e garantire la sicurezza e l’ordine pubblico anche fuori dalle carceri, scrive l’edizione odierna di Cronache di Napoli.

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