Sta per arrivare il giorno per giudizio per Cosimo Di Lauro, figlio del superboss Paolo, per anni capo incontrastato della camorra tra Secondigliano e Scampia. E’ attesa per domani la sentenza d’Appello per il rampollo, diventato il reggente della cosca dopo l’arresto del padre, dopo l’ergastolo comminato in primo grado poichè accusato di essere il mandante dell’omicidio di Massimo Marino, un delitto consumato l’undici dicembre del 2004, nel pieno della faida di Secondigliano, quella dei sessanta morti in pochi mesi, della guerra tra clan Di Lauro e scissionisti.
A sparare materialmente fu Gennaro Puzella, oggi pentito di camorra, che con la sua confessione scagionò Giovanni De Luise, il quale si auto accusò del delitto pur non commettendolo.
Interrogato dal pm Stefania Castaldi, magistrato del pool anticamorra che per anni ha indagato sugli equilibri criminali dell’area nord, il pentito si tolse un peso dalla coscienza: «Sono io il killer di Massimo Marino, ma al mio posto è stato condannato Giovanni De Luise, un innocente, che sta in cella a scontare una condanna per un delitto che non ha commesso». Ora resta aperta la questione legata al mandante. Fu Cosimo ad organizzare il delitto in casa Marino? Fu un ordine del boss a scatenare l’inferno contro un parente dei responsabili della scissione della prima ora? In primo grado, i giudici hanno confermato le tesi dell’accusa, domani è atteso il verdetto a carico del figlio di Paolo Di Lauro, da oltre dieci anni detenuto in regime di carcere duro.


