Biagio Esposito e Carmine Cerrato, detto ‘a recchia, sono stati ascoltati ieri durante il processo, con rito ordinario, per l’omicidio di Gianluca Cimminiello, il tatuatore di Capodichino ammazzato all’estemo del suo laboratorio a Casavatore. Alla sbarra il boss Arcangelo Abete, ritenuto il mandante, e Raffaele Aprea, accusato di essere uno degli esecutori. Nello specifico, Biagio Esposito ha riferito di essersi recato a Milano da Abete poco dopo il delitto e di essersi trovato a parlare con il boss proprio sulla vicenda. Le uniche parole proferite da Abete ad Esposito sarebbero state: “Oramai è successo. Punto”. Una frase che, secondo il difensore di Abete, non evidenzia alcuna volontà di uccidere. Tra l’altro il legale ha evidenziato che è la prima volta, da quando è pentito, che Esposito riferisce di un suo viaggio a Milano per parlare di Cimminiello. Cerrato, invece, ha riferito che ad informarlo dell’accaduto era stato un detenuto durante la sua permanenza in carcere e questi gli avrebbe confermato che la vittima doveva essere gambizzata e non uccisa.
FONTE CRONACHE DI NAPOLI
CAMORRA. Omicidio del tatuatore: i pentiti non chiariscono il ruolo del boss degli ‘Scissionisti’
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

