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mercoledì, Maggio 18, 2022
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«DIFENDIAMO LA COSTITUZIONE. LE RAGIONI DEL NO»


«Era precisamente il 27 Dicembre 1947, quando dopo un ventennio di dittatura fascista e due sanguinose guerre mondiali, le forze politiche, indipendentemente dalle contrapposizioni di partito, si unirono in un’assemblea costituente per edificare i pilastri su cui poggiare la rinascita dell’intero ordinamento italiano.
La nostra costituzione si può considerare particolarmente “giovane”, nonostante col tempo siano state apportate alcune piccole modifiche, di cui la più vistosa (legge costituzionale 3/2001) ha riformato pochi articoli del titolo V relativamente alle competenze Stato-Regione.
Queste premesse sono necessarie per comprendere che il referendum del 25 – 26 Giugno rappresenta qualcosa di più di una semplice tornata elettorale, ma, al contempo, costituisce il modo più evidente per difendere le nostre radici repubblicane. Mai nessun governo ha avuto un pensiero tanto ardito che quello di modificare ben 57 art. su 138 dell’intera carta costituzionale, in pratica quasi la metà.
Se malauguratamente dovesse passare il si, ci troveremmo di fronte una carta dei diritti fondamentali praticamente frutto del volere di un unico schieramento politico.
La paura di un forte astensionismo, anche se non bisogna raggiungere il quorum, è tanta, particolarmente dopo questi mesi di lunghe ed estenuanti campagne elettorali. Eppure dobbiamo convincerci, ma soprattutto convincere che mai come questa volta siamo chiamati a difendere con coraggio la costituzione che i nostri padri, da Croce a Einaudi, da Nenni a Togliatti, da Mortati a De Gasperi hanno pensato per noi.
Le ragioni del no sono evidenti e di facile comprensione. In primo luogo a pagarne le spese, se dovesse passare la devolution o riforma federale di Umberto Bossi, saremmo proprio noi del Sud Italia. Vivremmo in un paese che si muoverebbe a due velocità: Nord sempre più progredito ed efficiente, Sud sempre più arretrato ed emarginato.
Riformando l’art. 117 ed affidando materie come la sanità e l’istruzione, oggi gestite dal governo centrale, alla esclusiva competenza regionale si rischierebbe di essere intrappolati in un groviglio senza possibilità di riscatto. Pensiamo alla nostra regione Campania, che nonostante i suoi già innumerevoli problemi, sarebbe gravata interamente di questioni sì delicate come la sanità e la scuola. Purtroppo sappiamo bene che dalle nostre parti l’alta evasione fiscale, il forte tasso di favoritismi ed una classe politica, sanitaria e scolastica non troppo efficiente condurrebbero tali settori sull’orlo del baratro. Col federalismo al Sud Italia si verificherebbe una situazione non dissimile a quella americana con efficienti ospedali privati ed una sanità pubblica sempre più carente ed arretrata.
Uno stato democratico non deve agevolare un’ala soltanto del paese, lasciandone l’altra in balia del vento.
Questo è soltanto uno dei tanti motivi che dovrebbero spingerci a votare no alla riforma.
In ultimo vorrei fare un appello ai lettori di internapoli, nel fare questo mi rivolgo a tutti indipendentemente dai colori di partito e dalle casacche che indossiamo, io sono uno studente di Giurisprudenza, affascinato dal diritto ed innamorato della Costituzione del ’48, non perdiamo l’occasione il 25 – 26 Giugno di salvaguardare le nostre fondamenta di libertà e giustizia.
Non dobbiamo fare in modo che un tale tipo di referendum venga strumentalizzato dai partiti politici, ma, al contrario, dobbiamo con coscienza e pieno rispetto verso la nostra patria sostenere le ragioni del No. Viva l’Italia».



RAFFAELE PORTOGHESE
Qualiano, laureando in Scienze Giuridiche

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