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Scissionisti del clan Puccinelli, condannati i ‘ribelli’ del Rione Traiano: volevano uccidere il figlio del boss

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Volevano conquistare il Rione Traiano. Mettere i loro nomi in cima alla lista del narcotraffico e per farlo erano pronti ad uccidere il boss Francesco Petrone e il figlio Salvatore. Salvatore Basile, Gennaro Cozzolino ed Emanuele Manauro avevano le idee molto chiare sul da farsi. Pe rquesto motivo, la notte del 14 luglio 2016, imbracciarono una mitragliatrice, salirono a bordo di due scooter di grossa cilindrata e seminarono il terrore nel quartiere mandando in frantumi le vetrine della pizzeria“Sciuscià”. Per quel raid la giustizia ha appena presentato il conto al commando di “ribelli”: tutti inchiodati a una pena che oscilla intorno ai sei anni di reclusione.

Come riportato dal Roma la Prima sezione penale della Corte d’appello di Napoli(presidente Teresa Annunziata), dando parziale accoglimento alle istanze del collegio difensivo, ha deciso di ricalibrare leggermente al ribasso le pene inflitte nel precedente giudizio ai cinque imputati. Queste, dunque, le nuove condanne incassate dagli aspiranti boss del rione Traiano, finiti alla sbarra peri reati di porto e detenzione di armi da guerra aggravati dalle finalità mafiose:Emanuele Manauro, 6 anni e 4 mesi di reclusione, più 8mila euro di multa;Salvatore Lazzaro detto“Lullù”, Salvatore Basile detto “Cozzca nera” e Gennaro Cozzolino, 5 anni di reclusione e 8mila euro di multa; Gianluca Orfeo, 2anni e 8 mesi di reclusione,più 4mila euro di multa. Per quest’ultimo la Corted’appello di Napoli ha inoltre disposto la revoca della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

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