Bosniaco ucciso, si salva l’amante

La Mercedes è con lo sportello di sinistra aperto. Dentro un uomo e una donna: lui morto, lei riesce a comporre il 113, dà l’allarme. Attorno a loro è solitudine e desolazione: Casacelle, Giugliano, a poca distanza l’asse mediano, svincolo Giugliano-Parete. Solitudine, ma anche silenzio. Troppo. Quel silenzio che a Daniela Nikolic, 23enne bosniaca, fa riecheggiare una serie infinita di pistolettate. Lei, chiusa nella Mercedes, con accanto l’uomo di una storia di amore clandestino, all’interno dello stesso campo nomadi. Perché lui è sposato: Milos Giovannovic, 32 o 34 anni, nessuno lo sa con certezza, bosniaco in fuga dall’inferno della sua terra per scampare alla morte di una guerra mai terminata. La morte l’incontra in quella campagna, dieci, dodici colpi di pistola. Tutti su di lui, ma destinati anche a lei che si rannicchia sotto il compagno di notti di passione rubata. I soccorsi: un medico s’avvicina alla donna, accerta che è viva, ma ridotta male: gambe fratturate dal piombo trapassato dal corpo di Milos, proiettili conficcati nell’anca, lo scorrere del sangue, una situazione al limite estremo dell’urgenza. Solo per lei la corsa all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. «Sono arrivati con le auto dei carabinieri» urla Daniela a Mariarosaria Romano, vicequestore del commissariato di Giugliano,che dà il via al rituale investigativo. Dinamica tutta da chiarire, ma la vittima è in grado di parlare. Chi ha sparato deve aver pensato di non aver lasciato testimoni. Adesso sa di non essere più al sicuro. E nemmeno Daniela lo è, tanto è vero che nell’ospedale è piantonata. Daniela parla con il vicequestore Romano, con il pm Franco Marinaro, di turno esterno. La strada investigativa da intraprendere è sicuramente diversa da quella dei clan di camorra. Anche se Giovannovic Milos aveva alle spalle un precedente per spaccio di stupefacenti. Lei ha l’ obbligo di firma per una condanna per furto in appartamento. Daniela Nikolic ripete ossessivamente la stessa cosa, incerto l’italiano come la traduzione, non aiuta a far chiarezza su un delitto che acquista sempre più i connotati di un giallo dagli innumerevoli risvolti. «Arrivano due macchine scure, una Brava e una Stilo. Sul tetto hanno quelle cose delle macchine vostre, delle auto dei carabinieri. Uno solo scende da un’auto e ha la paletta per fermare le auto. Non ho visto che c’era scritto. Apre lo sportello di Giovannovic e urla: che cosa avete visto parla, parla; a che cosa avete assistito». Ma dove, quando?. Non vi sarà mai risposta: l’uomo con la paletta delle forze dell’ordine prende la pistola e inizia a far fuoco. A terra dieci bossoli, pistola a carica bifilare. Sul calibro glissano gli inquirenti. Vendetta nel mondo dello spaccio? Forse, ma non c’è spiegazione per quella sceneggiata. Non regge. Forse i due effettivamente erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. O forse Daniela Nikolic non racconta tutta la verità.



MAURIZIO CERINO TONIA LIMATOLA – IL MATTINO 12 APRILE 2007