Patto tra 3 clan per uccidere l’imprenditore, Tesone ‘o bastardo risponde al gip: “Non c’entro niente con quei telefonini”

Antonio Tesone o Bastardo

Ha risposto a tutte le domande del Gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia Antonio Tesone, alias ‘o bastardo, ritenuto affiliato al clan Mallardo e accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Aldo Autuori, imprenditore nel settore dei trasporti trucidato con nove colpi di pistola fuori ad un bar a Pontecagnano Faiano, il 25 agosto del 2015.

Tesone, difeso dall’avvocato Michele Giametta, inizialmente era solo indagato a piede libero per l’omicidio, poi venerdì gli è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a seguito dell’acquisizione di altri documenti.  Infatti era scampato, insieme a Gennaro Trambarulo, altro esponente di spicco dell’Alleanza di Secondigliano, all’arresto perché il gip Mariella Zambrano non aveva ritenuto il quadro a suo carico gravemente indiziario.  Ma, dopo la prima ordinanza cautelare, le indagini della procura Antimafia non si sono fermate. In particolare ad incastrare Tesone nella seconda ordinanza sarebbero alcune telefonate fatte con schede e cellulari utilizzate anche dai suoi familiari. Nel corso dell’interrogatorio, però, Tesone ha sì ammesso che quelle schede fossero le sue ma non sa nulla dei cellulari da cui sono state captate le telefonate che parlavano dell’agguato ad Autuori.

Il gip dovrebbe a breve pronunciarsi sulla permanenza in carcere dopodichè spetterà all’avvocato difensore avvalersi del Riesame. Quest’ultimo, intanto, si esprimerà il 23 maggio sui destinatari della prima ordinanza di custodia cautelare: Francesco Mogavero, alias O paccitiell, Enrico Bisogni (del clan Pecoraro-Renna), Luigi Di Martino, alias ‘O profeta, Stefano Cecere e Francesco Mallardo.