Scambio elettorale politico-mafioso, arrestato il sindaco di Marigliano

Antonio Carpino, sindaco di Marigliano arrestato [Foto d'archivio]
Antonio Carpino, sindaco di Marigliano arrestato [Foto d'archivio]

Oggi i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale di custodia in carcere – emessa dal G.I.P. dei Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti dei sottonotati due indagati, ritenuti gravemente indiziati, in concorso tra loro e con i collaboratori di giustizia Cristiano Piezzo, Massimo Pelliccia e Tommaso Schisa, del reato di “scambio elettorale politico-mafioso” ed anche di “corruzione elettorale aggravata dal cd. metodo mafioso”, commessi a Marigliano, dall’ottobre 2014 al giugno 2015. Si tratta di Antonio Carpino, avvocato penalista e Sindaco in carica del Comune di Marigliano, e Luigi Esposito, attualmente detenuto in regime intramurario ex art. 41bis.

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La DIA di Napoli ha notificato il decreto di confisca definitiva dei beni, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di S. Maria Capua Vetere (CE), nei confronti di Francesco Grassia (classe 1945), imprenditore edile aversano legato al clan dei Casalesi.

Le indagini hanno consentito non solo di ricostruire il suo reale assetto patrimoniale, ma anche di delineare la sua “pericolosità qualificata”. Questa derivante dai rapporti avuti con il clan dei casalesi, fazione “Zagaria”, emersi non solo dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di
giustizia, ma soprattutto dall’inchiesta giudiziaria del giugno 2000, nell’ambito della quale fu tratto in arresto per aver fornito appoggio logistico agli affiliati, nascosto armi, riscosso
proventi di estorsioni e reinvestito illeciti profitti delle attività del clan.

In tal senso, significativi sono anche gli esiti di un’indagine risalente agli anni novanta. Era infatti emerso l’acquisto, da parte di una società facente capo al Grassia e ad altri soggetti, di un complesso immobiliare sito ad Aversa (CE) – ex “fabbrica Della Volpe” – ad un prezzo
nettamente inferiore rispetto al valore di mercato, proprio a testimonianza della capacità di
intimidazione derivante dalla loro appartenenza al clan dei casalesi.
Sempre in quegli anni, è rimasto coinvolto in attività che hanno acclarato l’importazione, per conto dell’organizzazione criminale di riferimento, di armi dalla ex Jugoslavia (tra cui fucili a pompa, bombe a mano e mitragliatori silenziati).

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