Furto al bancomat, obbligo di dimora per il genero e il figlio del boss Aprea

Obbligo di dimora per due ras della malavita di Barra, Fabio Falco e suo cognato Luigi Aprea (figlio del più noto boss Ciro). E’ quanto stabilito dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nola Napolitano nell’udienza di convalida svoltasi con modalità ‘da remoto’ vista l’emergenza da Covid-19. I due sono stati arrestati dai carabinieri di Cercola dopo aver scoperto uno dei due prelevare indebitamente da un bancomat dei soldi.

Tre giorni fa i carabinieri della tenenza di Cercola, nell’ambito dei controlli finalizzati al rispetto delle misure anticontagio, hanno notato su Corso Riccardi un individuo con il volto coperto dal cappuccio di una felpa intento ad operare un prelievo presso la filiale dell’istituto Intesa San Paolo. Il modo di agire di quest’ultimo ha insospettito i militari anche perchè, nelle scorse settimane, erano giunte diverse denunce relative a frodi informatiche compiute nella zona commesse con telefoni cellulari contenenti ‘app’ dell’istituto di credito (attivate con l’indebito utilizzo dell’identità digitale dei titolari di conto corrente attraverso cui i malviventi operavano prelievi con i sistema ‘cardless’). Falco è stato così bloccato dai militari dopo aver effettuato un prelievo di 200 euro grazie ad un telefono cellulare trovato in suo possesso. I carabinieri hanno poi notato un altro uomo, a bordo di una Fiat Panda, che si allontanava furtivamente nel momento in cui Falco veniva controllato. L’uomo, Luigi Aprea, risultava essere cognato dello stesso Falco ed era stato già immortalato in altre circostanze nei pressi dell’istituto di credito.

La perquisizione nell’abitazione di Falco portava al rinvenimento di alcuni cellulari di marca Samsung in cui era installata l’app della banca con i dati di tre persone oltre a diverse banconote. Le verifiche sui nominativi di queste persone permetteva ai militari di accertare che, a nome loro, erano state effettuati diversi prelievi non autorizzati. In sede di convalida Falco si è avvalso della facoltà di non rispondere chiarendo che il cognato si trovava in zona solo perchè chiamato in un secondo momento. Il pubblico ministero aveva chiesto per i due la misura degli arresti domiciliari (i due erano stati sottoposti a tale misura proprio in attesa della convalida). Il gip invece, aderendo alle posizioni del difensore dei due (l’avvocato Leopoldo Perone) ha ritenuto adeguata e proporzionata una misura cautelare di carattere non custodiale disponendo per i due l’obbligo di dimora ordinandone l’immediata liberazione. Per le modalità attraverso cui si è svolta l’udienza il presidente del tribunale di Nola e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli hanno ringraziato sia il gip che l’avvocato difensore dei due.