Beni congelati al boss Cesarano, la Cassazione annulla maxi confisca

La Suprema Corte di Cassazione, seconda sezione penale ha annullato il decreto
emesso lo scorso maggio dalla Corte di appello di Napoli – VIII sezione penale – con
il quale erano stati confiscati numerosissimi beni ritenuti fittiziamente intestati dal
boss “Mimmo” Cesarano ai figli Rocco, Felice e Mafalda, alla moglie Innarella
Maria Grazia, alla nuora Annunziata Rita ed al genero Nunziata Antonio.
L’ oggetto della confisca è considerevole: numerose unità immobiliari tra ville
ed appartamenti situati tra Palma Campania, San Gennaro Vesuviano e Capo Rizzuto,
tre terreni, due società di produzione e confezionamento di articoli di abbigliamento,
sette conti correnti, azioni, due polizze assicurative ramo vita e quattro autovetture.
Facendo leva sulle accuse provenienti da numerosi collaboratori di giustizia,
quali Carmine Alfieri, Salvatore Giuliano, i fratelli Fiore e Luigi D’Avino, sia i
giudici di primo grado che quelli di secondo grado, avevano ritenuto che i beni
oggetto di confisca erano tutti frutto certamente della attività delinquenziale svolta sin
dagli anni 90 da colui che è soprannominato “Mimmo o pezzaro”, pluricondannato
per reati di camorra, braccio destro del super boss Mario Fabbrocino ed in stretto e
costante rapporto delinquenziale con Biagio Bifulco, altro elemento di spicco della
criminalità vesuviana.

In buona sostanza, i familiari del boss Domenico Cesarano, soggetti mai
condannati per reati di camorra e dediti al lavoro, sarebbero stati degli intestatari
fittizi. Ma l’ ipotesi degli inquirenti, la quale trovava il suo riscontro nelle plurime
sentenze di condanna per allarmanti reati a carico di Domenico Cesarano, ha subito una battuta di arresto con la decisione assunta dai giudici di legittimità.
Infatti, è stato premiato il lavoro svolto da tempo dagli avvocati Sabato Saviano
del Foro di Nola e Carmine D’ Anna del Foro di Avellino, con il contributo reso innanzi alla Corte di Cassazione dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli.

I giudici capitolini hanno condiviso in pieno le articolate argomentazioni
formulate dal collegio difensivo ed hanno stabilito che, in favore di tutti quei
familiari che erano stati ritenuti intestatari fittizi, dovrà procedersi ad un nuovo
giudizio innanzi alla Corte di appello di Napoli.
Seppur ancora non si conoscono le ragioni dell’ annullamento, di ampia portata
in quanto avvenuto in favore di ben sette ricorrenti e con riferimento a tutti i beni
oggetto di confisca, appare indubbio che la recente decisione ora consente ai familiari
del boss vesuviano di sperare nella restituzione dell’ingente patrimonio sequestrato.