Saranno processati con giudizio immediato i quattro minorenni coinvolti nell’accoltellamento di Bruno Petrone, il calciatore 18enne ferito gravemente nella notte tra il 26 e il 27 dicembre nell’area dei “baretti” di Chiaia. Una scelta, quella del rito speciale, che consente di saltare l’udienza preliminare e approdare direttamente al dibattimento quando il quadro probatorio appare evidente.
L’accusa, per tutti, è di tentato omicidio. Al 15enne ritenuto autore materiale del fendente viene contestato anche il porto di arma da taglio: la lama, subito dopo l’aggressione, è stata gettata in un tombino della zona.
Bruno Petrone accoltellato ai “baretti” di Chiaia, il “branco” va a processo
Secondo il racconto fornito dalla vittima agli investigatori, tutto sarebbe nato per futili motivi, uno «sguardo di troppo». Una versione che tuttavia non convinceva pienamente gli inquirenti. A delineare un quadro diverso sono state anche le dichiarazioni di uno dei 17enni coinvolti, che davanti ai giudici del Tribunale per i minorenni di Colli Aminei aveva riferito come, fino a pochi giorni prima, non vi fosse alcun attrito con Petrone. «Quando ci incontravamo ci salutavamo sempre», ha spiegato. Tutti vivono nello stesso quartiere, San Carlo all’Arena, e frequentano gli stessi luoghi della movida.
Una ricostruzione che contrasta con quella dell’accusa, secondo cui non si sarebbe trattato di un incontro casuale ma di una vera e propria spedizione punitiva. Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di vecchie ruggini, in particolare tra il quindicenne e Petrone, riemerse dopo un diverbio avvenuto pochi giorni prima dell’aggressione. Una tensione mai sopita, culminata nella violenza della notte di Chiaia.
I cinque ragazzi — quattro arrestati e uno denunciato a piede libero — si erano presentati spontaneamente alle autorità, accompagnati dai legali, parlando inizialmente di un incontro fortuito tra due gruppi su scooter in via Bisignano. Una versione che descriveva l’episodio come frutto del caso. Ma le indagini hanno progressivamente messo in luce un contesto più complesso.
«Mi dispiace», avrebbe detto il giovane indicato come autore dell’accoltellamento, ammettendo le proprie responsabilità. Un gesto che, insieme alla decisione di fare i nomi degli altri presunti complici, potrebbe aver innescato ulteriori tensioni. Non si esclude infatti che il tentato incendio avvenuto a gennaio sia riconducibile a una ritorsione, maturata all’interno di dinamiche di gruppo in cui la collaborazione con le forze dell’ordine viene percepita come un tradimento.
Nelle ore immediatamente successive all’aggressione, lo stesso Petrone aveva escluso motivi di rancore: «Non ho motivo di astio verso nessuno. Qualche giorno fa un ragazzo mi ha detto “vuoi litigare?”, mentre ero sullo scooter, ma è finita lì», aveva raccontato.


