Nuova stangata per Francesco Pio Valda, ras emergente della mala di Barra e già condannato all’ergastolo per l’omicidio a Mergellina di Francesco Pio Maimone. La Corte d’appello di Napoli ha confermato le condanna per camorra comminate in primo grado a Valda e alla sorella Giuseppina rispettivamente a 15 e 9 anni di reclusione.
I giudici di appello hanno però rideterminato le pene per gli altri imputati concedendo le attenuanti generiche. E così 5 anni e nove mesi sono stati stabiliti per Antonio Saiz, 4 anni per Emmanuel Aprea, 9 anni e quattro mesi Pasquale Saiz, 7 anni Giuseppina Niglio, 7 anni Pasquale Ventimiglia e 7 anni e dieci mesi per Luigi Valda. Per Salvatore Mancini, difeso dagli avvocati Giuseppe Milazzo e Onofrio Annunziata, è stata esclusa l’aggravante della finalità mafiosa con condanna a un anno e quattro mesi.
La costola degli Aprea
Per i magistrati i Valda avevano formato un vero e proprio clan, costola degli Aprea, cosca per anni egemone nella zona Est di Napoli, in particolare nel quartiere di Barra. L’ascesa del clan Valda sarebbe avvenuto nel corso degli anni, anche attraverso azioni di fuoco ed intimidatorie nei confronti della cosca rivale dei Cuccaro, rappresentata da Ronza Ciro Junior. I Valda, secondo i magistrati, erano arrivati a controllare anche le attività estorsive e di droga nel quartiere di Barra. E chiunque si metteva contro veniva punito con pestaggi e agguati.
Francesco Pio Valda, seppure giovane, era considerato insieme al fratello Luigi, il capo promotore dell ‘organizzazione “con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione di tutte le azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle vittime da colpire, delle richieste da avanzare, dei profitti da distribuire, svolgendo anche compiti operativi”. Giuseppina Niglio, nonna di Pio e Luigi, era ritenuta l’organizzatrice con “compiti di decisione, pianificazione e di individuazione di tutte le azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire, delle vittime da colpire, delle richieste da avanzare, dei profitti da distribuire, svolgendo anche compiti operativi”.
La collaborazione tra parenti e amici
Poi c’erano parenti e amici dei Valda che hanno avuto diversi ruoli e finiti nell’inchiesta per avere “collaborato direttamente e personalmente con i vertici dell’organizzazione, svolgendo funzioni operative in tutti i settori criminali di interesse del gruppo in particolare impegnati nelle estorsioni e nel controllo del territorio, anche nel settore della vendita di sostanze stupefacenti, anche in quello della raccolta dei proventi estorsivi, nello svolgimento di compiti operativi e nelle azioni di fuoco”


