E’ una scure pesante quella abbattutasi sull’inchiesta relativa ai rapporti tra il clan Lo Russo e la società di pulizia Kuadra. La Corte di Cassazione questo pomeriggio ha infatti disposto l’annullamento della sentenza d’appello a carico di Vincenzo Lo Russo ‘o signore (figlio del capoclan Giuseppe) e di Antonio Festa indicato come una sorta di prestanome del clan di Miano. Accolte in pieno le argomentazioni dei legali dei due imputati, per Lo Russo gli avvocati Leopoldo Perone e Domenico Dello Iacono mentre per Festa il solo Dello Iacono. I due esperti avvocati hanno evidenziato le contraddizioni presenti nell’inchiesta e alcune contraddizioni nei racconti dei collaboratori di giustizia. Lo Russo e Festa in secondo grado avevano rimediato 8 anni di carcere ciascuno: era il novembre del 2017 all’esito del processo definitosi con la modalità del rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena, dinanzi al giudice per le indagini preliminari Livia De Gennaro. In primo grado la pena per i due era stata di dodici anni. Condanna annullata anche per l’altro imputato, Giulio De Angioletti. La Cassazione ha accolto in pieno le argomentazioni dei suoi legali, gli avvocati Alfonso Quarto e Immacolata Carratore.

Le rivelazioni del collaboratore di giustizia Mario Lo Russo

L’operazione aveva portato nel giugno del 2016 a dodici arresti. La Kuadra, secondo la Procura, era non solo un’azienda controllata dal clan Lo Russo, ma addirittura una sorta di «polmone finanziario» del clan per pagare gli stipendi ai familiari degli affiliati detenuti. L’inchiesta si basava sulle dichiarazioni di svariati collaboratori di giustizia, ma anche su numerose intercettazioni telefoniche e ambientali. Tra quelle più importanti quelle dell’ex boss Mario Lo Russo secondo cui «La Kuadra riusciva a vincere gare di appalto al Policlinico di Napoli grazie al clan, al quale garantiva un’entrata mensile di 40mila euro. Il clan Lo Russo controllava, infatti, il Policlinico, mentre gli altri ospedali della zona collinare, vale a dire Monaldi, Cardarelli e Pascale, erano controllati dalle famiglie malavitose dei Caiazzo e dei Cimmino».

Tutto iniziò con Giuseppe Lo Russo

Secondo Mario Lo Russo, i rapporti tra la Kuadra e il clan di Miano erano iniziati dall’epoca in cui la gestione della cosca era affidata a Giuseppe Lo Russo. «All’inizio si trattava di un rapporto estorsivo, col tempo poi si era evoluto tanto che De Angioletti e Festa, affiliati al clan, avevano assunto un ruolo di primo piano all’interno della società ed avevano un rapporto intimo con i proprietari». Accuse sgretolatesi quest’oggi con la pronuncia della Cassazione che ha annullato la sentenza d’appello a carico di Lo Russo junior e Festa.

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