Camorra. Racket, droga, estorsioni: ricostruito il giro d’affari dei clan. “Si sono specializzati”

Il rapporto semestrale della Direzione distrettuale antimafia ha tracciato anche per il 2017/18 il quadro generale degli affari delle criminalità organizzate in terra campana. La camorra – come specificato dal rapporto reso pubblico in questi giorni – continua a lucrare sulle “classiche” aree di business, come rifiuti, contraffazione, contrabbando ed estorsioni. Un mercato con cui le cosche più influenti riescono ad alimentare il loro giro di affari.

Le aree a densità mafiosa più alta e qualificata continuano ad essere le province di Napoli e Caserta. Nel capoluogo, dove, come accennato, persiste uno stato di fibrillazione tra gruppi, un ulteriore elemento di destabilizzazione potrebbe derivare da scarcerazioni di elementi di spicco, il cui riproporsi sulla scena criminale ha riacceso vecchi conflitti. Al riguardo, si cita quanto accaduto nel mese di settembre nel Borgo Sant’Antonio, dove è stato ucciso, dopo pochi mesi dall’uscita dal carcere, un pregiudicato, collegato sia ai Giuliano sia ai
Mazzarella, un tempo alleati. L’omicidio è avvenuto in un’area dove opera un gruppo che fa capo ad un altro pregiudicato legato all’alleanza di Secondigliano, anche lui scarcerato pochi mesi prima e subito datosi alla latitanza. Una latitanza durata solo alcuni mesi, grazie alla cattura, il 25 ottobre 2017, nel territorio del comune di Itri (LT), eseguita da militari dell’Arma dei carabinieri, mentre era in compagnia di un uomo di sua fiducia e di un nipote.
Analogamente a quanto accaduto nel napoletano, le operazioni di Polizia e le collaborazioni con la giustizia di affiliati di spicco hanno inciso anche sulle strutture apicali dei clan casertani, rimasti comunque coesi.

Per quanto riguarda le attività delittuose, i principali “settori” da cui, a fattor comune, le organizzazioni camorristiche traggono costanti e cospicui profitti continuano ad essere il traffico di sostanze stupefacenti, il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, l’estorsione, l’usura, la commercializzazione di prodotti con marchi contraffatti, lo smaltimento e la gestione dei rifiuti, la contraffazione nonché l’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici.
La contraffazione, in particolare, distingue l’operatività dei clan camorristici rispetto a quella delle altre associazioni mafiose, sia per il know how acquisito nel creare prodotti falsi, sia per la capacità di commercializzare, attraverso una fitta rete di referenti, la grande quantità di beni che giungono in Campania dai Paesi Asiatici, attraverso il porto di Napoli.

L’area napoletana è anche un importante centro per la falsificazione di banconote e documenti. Riguardo a questi ultimi, un collaboratore di giustizia, già elemento di spicco del clan Mallardo, ha dichiarato, nel recente passato, che attraverso la contraffazione di atti e provvedimenti amministrativi, il clan di riferimento era riuscito a far ottenere in favore di soggetti contigui al gruppo, per circa un decennio, false pensioni di invalidità ed indennità
di accompagnamento, con la complicità di dipendenti pubblici infedeli, che si ponevano spontaneamente a disposizione del sodalizio nella prospettiva di essere adeguatamente ricompensati. Il core business delle organizzazioni camorristiche resta comunque il traffico di sostanze stupefacenti, per la cui realizzazione i gruppi possono contare su solide ed avviate reti di collaborazione, anche all’estero. Per quanto attiene all’attività di contrasto, il
numero delle ordinanze cautelari emesse nel semestre di riferimento rivela una strategia degli apparati investigativi volta non solo a sottrarre ricchezze illecitamente accumulate, attraverso il sequestro di beni, ma anche ad incidere sulle collusioni con amministratori pubblici e sulle infiltrazioni nel mondo imprenditoriale, non solo campano.

Particolare rilievo, in tale contesto, assumono le attività di monitoraggio sulle imprese interessate all’assegnazione di appalti pubblici – svolte, tra gli altri, dalla DIA di Napoli nell’ambito dei Gruppi Interforze presso le Prefetture – che confermano il perdurante interesse della camorra per le forniture di calcestruzzo ed il nolo a caldo.