Sono due i protagonisti di questa vicenda di ostentazione di potere criminale: Gennaro De Luca, alias ‘o Muntat, ritenuto il reggente del clan Contini, e Emmanuele Palmieri. Quest’ultimo è il genero del boss che è stato accusato di fornire la droga alle piazze di spaccio dell’organizzazione reinvestendo gli incassi nelle aziende di noleggio auto e nella compravendita di beni immobili.
Il matrimonio del genero del boss del clan Contini
La cerimonia è avvenuta nel giugno 2022 nella chiesa di Santo Stefano a Capri e i festeggiamenti si sono tenuti in un noto ristorante dell’isola. De Luca non avrebbe voluto far circolare la notizia del matrimonio nel quartiere per evitare la presenza delle forze dell’ordine, magari travestite da camerieri.
Così ‘o Muntat’ avrebbe chiesto agli affiliati di non partecipare alla cerimonia; avrebbe invece invitato diversi commercianti del quartiere per ricevere le buste. Le spese delle nozze sarebbero state sostenute dalla famiglia De Luca attraverso la società di Palmieri. Il reggente del Vasto avrebbe noleggiato un aliscafo per trasportare gli oltre 100 invitati e, al termine del pranzo, riportarli a Napoli.
Una festa controllata
Il giorno di festa è stato tenuto sotto controllo dagli agenti del commissariato di Capri, che hanno condotto un servizio di osservazione iniziato la mattina e terminato alle 3 di notte del giorno successivo. Il commissariato ha inoltre vietato l’esplosione di fuochi d’artificio e la proiezione dei nomi degli sposi sui Faraglioni.
Gli agenti si sono appostati alle banchine di attracco dei traghetti e degli aliscafi per fotografare gli invitati all’arrivo al porto, all’esterno della chiesa e all’interno del ristorante. Inoltre la Guardia Costiera ha pattugliato l’attracco privato del ristorante. Nel corso dei festeggiamenti si sono esibiti due noti cantanti napoletani che hanno allietato la giornata degli sposi e dei numerosi ospiti al banchetto nuziale.
Chi è Emmanuele Palmieri
Le indagini della DDA di Napoli hanno evidenziato come Palmieri si occupasse del traffico di droga e i soldi sarebbero stati reimpiegati in attività imprenditoriali. Il genero di De Luca avrebbe fatto risultare la formale titolarità dei beni e delle aziende a prestanome estranei alla criminalità.
C’è una conversazione, intercettata nel luglio 2020, tra Palmieri e un suo conoscente che è stata analizzata dagli inquirenti. In auto avrebbe raccontato di aver iniziato il traffico di droga con piccoli quantitativi, aumentando poi il giro d’affari grazie al reinvestimento. Importante sarebbe la correlazione fatta dallo stesso 34enne tra l’attività delittuosa e quella relativa alle “macchine”, cioè le diverse società di noleggio che gestiva formalmente intestate a terzi.
“Tu puoi cominciare anche con poco”
«Nooo! Tu puoi cominciare anche con poco! Io ho cominciato con mezzo! Certo non volevo rimetterci! Con mezzo non prendevo niente, non prendevo niente… poi quello che guadagnavo, per esempio cinque… guadagnavo anche cinquemila euro con le macchine e li mettevo sempre là vicino… dieci in più ogni settimana! Di più, di più…», ha detto Palmieri.
Il 34enne è formalmente dipendente dal 2018 di una società di autonoleggio ma le indagini della Procura di Napoli, diretta da Nicola Gratteri, hanno scoperto altre società, veicoli, beni e immobili direttamente riconducibili a lui, però intestati a soggetti prestanome. Il genero di ‘o Muntat è stato ascoltato mentre parlava con assicuratori, clienti per il noleggio dei veicoli, dipendenti, meccanici, carrozzieri ai quali si rivolgeva come effettivo titolare delle società.
“Figli e nipoti al posto dei capi, così si rigenera la camorra a Napoli”, la parole di Gratteri


