Rivolta nel carcere di Lanciano, intervengono gli agenti armati: «Scene di guerra»

Si è sfiorata la tragedia, martedì scorso, per la protesta di un gruppo di detenuti nel carcere di Lanciano. A ricostruire la dinamica di quanto accaduto è stato Giuseppe Ninu, segretario regionale per l’Abruzzo del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. Quest’ultimo ha raccontato che nella Sezione riservata ai detenuti comuni si è data vita ad una vera e propria rivolta, iniziata dalle prime ore del pomeriggio e terminata soltanto intorno alle 20. Circa 50 gli uomini coinvolti, che si sono rifiutati di entrare nelle celle quando 2 di questi hanno rotto il cancello di sbarramento in modo da evitare la chiusura all’interno del reparto stesso. Inoltre hanno allagato la Sezione detentiva con l’idrante anti incendio e con lo stesso impediva al personale di Polizia Penitenziaria di avvicinarsi all’interno.

Queste alcune parole di Giuseppe Ninu riportate da Il Mattino:  «Dopo innumerevoli tentativi di persuasione andati persi, dopo innumerevoli episodi di minacce, di tentativi di aggressione agli agenti mediante il lancio di qualsiasi tipo di oggetto a loro disposizione, dopo aver colpito il personale con sputi misti a sangue, con gli schizzi di sangue, che usciva dalle ferite che nel frattempo si erano procurati e che aveva colorato di rosso tutta l’acqua presente in reparto (scene di guerra), alla quale loro intingevano le scope per lanciare più lontano il sangue, dopo ore ed ore di estenuante lotta per la “sopravvivenza” e per evitare che i disordini coinvolgessero altri reparti, è arrivato finalmente l’ordine da parte del direttore sull’utilizzo dell’armamento di reparto e l’uso della forza, come previsto dai regolamenti, ed il poco personale di Polizia Penitenziaria operante è riuscito a ristabilire l’ordine e la sicurezza all’interno del carcere lancianese».