Importante svolta giudiziaria nell’inchiesta sul duplice tentato omicidio ai danni di Salvatore Barbato e Mauro Sorrentino, avvenuto a Casoria il 20 novembre 2024.
La Corte di Cassazione, Prima Sezione Penale, ha infatti annullato l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di De Rosa Vincenzo, arrestato lo scorso febbraio con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’agguato.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il raid sarebbe stato compiuto utilizzando armi da guerra, in particolare un fucile AK47. Le accuse a carico di De Rosa erano fondate sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Barra, divenuto pentito nel luglio 2025, su quelle del neo collaboratore Gennaro D’Ambrosio, detto “’o Cifron”, oltre che su una serie di intercettazioni ambientali riguardanti i fratelli di Franzese Mauro, recentemente condannato come capo e promotore dell’articolazione casoriana del clan Moccia.
Per gli investigatori, il quadro indiziario appariva particolarmente solido e delineava una presunta partecipazione diretta di De Rosa al fatto di sangue.
La Suprema Corte ha però accolto le argomentazioni difensive sostenute dall’avvocato Dario Carmine Procentese, legale dell’indagato, disponendo l’annullamento dell’ordinanza cautelare e rinviando gli atti per un nuovo riesame dell’intero materiale investigativo.
L’agguato si consumò in pieno centro cittadino e, secondo gli inquirenti, sarebbe maturato nell’ambito della contrapposizione tra il gruppo riconducibile a Salvatore Barbato e quello capeggiato da Roberto Alfio Maugeri, contesto legato al controllo del traffico di stupefacenti sul territorio di Casoria.
La decisione della Cassazione rappresenta ora un passaggio cruciale dell’inchiesta: sarà il Tribunale del Riesame a dover rivalutare nuovamente la posizione di De Rosa alla luce delle indicazioni fornite dalla Suprema Corte.


