La tragedia scoperta dalla mamma dopo le grida disperate del figlio: «Aiuto, aiuto». Tre parole gridate un attimo prima del rumore sordo di uno sparo.
La donna si è precipitata fuori dall’appartamento a piano terra in cui vive la famiglia e ha trovato nel piccolo spiazzo vicino alla palazzina il figlio, Lorenzo Spasiano, a terra, con un’enorme macchia di sangue sulla maglietta all’altezza del torace, immobile e privo di coscienza, centrato da un colpo di pistola in pieno petto.
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Ucciso forse, ed è al momento la pista più seguita dagli inquirenti se non l’unica, per una vendetta scaturita da un litigio con un ragazzo ancora minorenne per un fallo di gioco su un campo di calcetto, a marzo scorso. Carabinieri e procura ipotizzano il collegamento tra i due episodi e hanno ricostruito altri screzi tra i due giovani, venuti alle mani almeno in due occasioni nelle strade di Miano.
Ma al momento il fascicolo assegnato alla pm Enrica Parascandolo della Dda è a carico di ignoti. L’agguato è scattato in via Caprera mezz’ora dopo la mezzanotte di ieri. Lorenzo Spasiano, incensurato e fuori da contesti camorristici sia per parentela che per frequentazioni, stava rincasando da solo.
Era a piedi quando si è trovato un killer solitario alle spalle che forse lo ha chiamato per nome: lui si è girato ed è stato freddato da distanza ravvicinato da un proiettile calibro 7,65. Non è chiaro se l’assassino fosse da solo o in compagnia di un complice in attesa a poca distanza.
La mamma, accorsa sentendo le grida di aiuto, non avrebbe visto nessuno fuggire. Si è precipitato in strada pure il padre, autista delle ambulanze del 118, che ha prestato il primo soccorso tamponando la ferita mentre la moglie chiamava in lacrime il servizio di soccorso pubblico. Ma Il 21enne, trasportato al Cardarelli, non ce l’ha fatta: troppo grave la ferita ed è morto un’oretta dopo.
Lorenzo era appassionato di boxe e alternava lo sport in palestra con il lavoro prima in un panificio e recentemente come muratore. A marzo scorso prese parte a una partita di calcetto a Miano tra amici e conoscenti, tra cui c’era un 17enne.
E proprio con il minorenne ci fu un fallo di gioco, tra l’altro a centrocampo secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri della compagnia Stella che indagano, che non si risolse sportivamente. I due vennero alle mani e l’acredine reciproca sarebbe rimasta. In un’altra occasione il 21enne sarebbe stato avvicinato e minacciato: “te ne devi andare da Miano”.
Fino a un secondo episodio violento con una scazzottata in strada. Agli atti delle forze dell’ordine non ci sono denunce, ma sulle voci di quartiere gli inquirenti avrebbero trovato riscontri. Le indagini sono partite dalle immagini delle telecamere: private e non pubbliche, poco chiare e non decisive per risalire a chi ha sparato. Non ci sarebbero testimoni oculari né tracce sul posto. Il sicario sapeva dove abitava la vittima e si è appostato, entrando in azione sbucando nell’oscurità.
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