Coronavirus, pronto piano carceri: si va dai domiciliari alla comunità

(Ansa) – C’è il nodo delle carceri – Sono pronte le “linee guida” per la “formulazione di programmi terapeutici provvisori domiciliari” e, se possibile, anche in comunità, per i detenuti delle carceri milanesi e per il “relativo controllo sul territorio”, data “l’emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus e dai successivi disordini verificatisi all’interno degli istituti”. Lo si legge in un documento che ha fissato le procedure per concedere, valutate una serie di condizioni, gli affidamenti ai detenuti, redatto dal Tribunale di Sorveglianza di Milano e dalla Direzione del Serd Medicina penitenziaria.

Nei giorni scorsi, quando era esplosa una rivolta a San Vittore, il presidente della Sorveglianza Giovanna Di Rosa aveva spiegato che il Tribunale si era attivato per “liberare” le carceri “il più possibile”. E visto il problema di sovraffollamento acuito dall’emergenza sanitaria, aveva avviato “intese con il Sert per potenziare gli affidamenti terapeutici e le misure alternative”. Tra i punti delle linee guida la valutazione “accurata” delle condizioni di salute dei detenuti: con “patologie simil-influenzali” non si può “accedere al programma” di affidamento.

Giornalista positivo in Puglia, chiusa la sede Rai: colleghi in quarantena

Intanto la sede Rai della Puglia è stata chiusa temporaneamente per sanificazione dopo che un giornalista è risultato positivo al coronavirus. E’ stata già compiuta pulizia straordinaria dei locali, ma Buongiorno Regione delle 7.30 non è andato in onda. La struttura si sta organizzando per trasmettere da remoto il Tg Puglia delle 14. Tutti i giornalisti Rai e gli operatori della sede che hanno avuto contatti con il collega sono in quarantena.

Coronavirus. L’infettivologo lancia l’allarme: «Abbiamo più contagiati di quelli comunicati»

“Il numero reale di contagiati” dal Coronavirus “è più alto di quello ufficiale”, dice Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. “Abbiamo più contagiati dei casi per ora accertati – ha spiegato – e la letalità è più alta perché stiamo facendo i calcoli solo su quelli sintomatici e non sulla stima globale”.

“Nella zona di Vo’, sono stati fatti tantissimi tamponi e si sono visti stati risultati. La scelta di non farne altrettanti in altre zone per me – ha aggiunto Galli – è discutibile, anche se probabilmente è dovuta alla disponibilità negli spazi di laboratorio nel fare tutti questi tamponi. La battaglia si vince nei territori, come sul campo di battaglia. Gli ospedali sono nelle retrovie, se continuano ad arrivare feriti, non riusciranno mai a reggere. Il circolo vizioso va interrotto sul campo. C’è da coinvolgere di più la medicina territoriale per ridurre la portata del coronavirus”.

Se le misure attuate avranno risultati si potrà vedere “ottimisticamente in due settimane. Faccio un paragone Wuhan attorno al 25-26 gennaio c’era un numero di casi paragonabile a quello della Lombardia al 3 di marzo. E noi abbiamo avuto 3-4 settimane il cui il virus ha circolato liberamente. Questa è una bestia che ci ha invaso e che ci terrà compagnia per un periodo ancora non breve.

 

Parla l’esperto: «Eviteremo il picco, ma ci vorrà tempo per tornare alla normalità»

Grazie alle forti misure di contenimento in atto “eviteremo un picco insostenibile. Diluendo e rallentando i casi di Coronavirus, che comunque ci saranno, in un tempo più lungo. L’epidemia in atto, cioè, durerà di più ma il numero di casi risulterà gestibile per il Servizio sanitario”. Lo spiega all’ANSA Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all’università di Pisa e responsabile epidemiologia nella task force della Regione Puglia per il contrasto al nuovo coronavirus.