Dai summit con Totò Riina al villaggio a Tenerife, la storia del boss ‘a Celest

Se c’è un’immagine nitida, reale, della ‘camorra in doppiopetto’ questa è quella di Luigi Esposito, il boss conosciuto da tutti come ‘a Celest. Una mente finanziaria vera e propria capace di quadruplicare i soldi dei Nuvoletta prima e degli Orlando-Polverino poi. Uno che alla pistola ha sempre preferito i numeri, uno che con il racket e il potere dell’intimidazione ha contribuito alla crescita esponenziale dell’impero criminale dei clan di Marano. I ‘mafiosi di Marano’ come in molti tendono a sottolineare. Già perchè i maranesi sono legati a doppio filo ai Corleonesi come confermato da diverse informative e, da ultimo, dal collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo, narcotrafficante al soldo della famiglia di Altofonte. E’ lui che per primo ha parlato di una ‘Camorra Nostra’ lontana anni luce dalle stese, dalla disorganizzazione e dalla mancanza di disciplina dei clan di Napoli.  All’ombra di Poggio Vallesana c’è quel silenzio e quel rispetto di altri tempi. Quell’omertà da sempre ‘doppia pelle’ di gruppi di Marano.

E’ in questo ambiente che cresce Luigi Esposito che diventa in breve tempo braccio destro ed amico fidato del padrino Angelo Nuvoletta nonché mente finanziaria del sodalizio.
La sua carriera criminale ha inizio negli anni Ottanta con una serie di reati contro il patrimonio e la persona (furti, ricettazione, favoreggiamento, rapine, danneggiamenti ed altro). Il salto di qualità arriva nel 1983 quando viene denunciato per associazione a delinquere di stampo camorristico assieme a personaggi del calibro di Armando Del Core, Gaetano Iacolare, Luigi Baccante, i cugini Armando ed Antonio Orlando nonché i ras Angelo e Lorenzo Nuvoletta, tutti personaggi, questi ultimi, con i quali Esposito intesserà nel corso degli anni a seguire una lunga ed interminabile trama che sarà a fondamenta del clan. In sostanza, un sodalizio criminale di efferata spietatezza che vantava nelle sue fila pezzi da novanta, fedelissimi dei ras Nuvoletta, all’epoca dei fatti unici interlocutori campani della mafia siciliana, in particolare di quella palermitana. Ad un summit tenutosi in un bunker a Poggio Vallesana si racconta che parteciparono un numero impressionante di capi camorra campani nonché rappresentanti della mafia siciliana del calibro di Totò Riina e Giovanni Brusca. Summit a cui avrebbe preso parte anche Esposito. ‘A Celest diventa il vero ‘commercialista’ del clan, ossia colui incaricato di investire i soldi del gruppo e di diluirli in centinaia di attività ‘ripulendoli’ attraverso un gioco di scatole cinesi.

Nel 2003 la magistratura italiana in collaborazione con quella spagnola ha scoperto che Luigi Esposito, per conto del clan Nuvoletta, aveva costruito un villaggio turistico a Tenerife, nelle isole Canarie, pubblicizzato anche su internet. Nel successivo 2005, con provvedimento di sequestro emesso dalla DIA, fu sequestrato ad Esposito un patrimonio stimato in un milione e mezzo di euro (lussuosi immobili a Marano di Napoli, quote societarie, una ditta operante nel settore della cartolibreria con sede a Marano, un’azienda con sede a Napoli in via Petrarca e veicoli di grossa cilindrata). Nel corso degli ultimi anni, secondo alcune risultanze investigative emerse nell’ambito di attività tecniche esperiti nei confronti di soggetti appartenenti ad altri sodalizi criminosi, sembrerebbe che lo stesso Esposito sia stato promotore di un accordo con il clan Abbinante per quanto riguarda gli approvvigionamenti di droga, anche a seguito dell’arresto del boss Guido Abbinante nel maggio 2008. Il resto è storia nota: prima la latitanza nella sua villa a via Orazio a Napoli dove Fabrizio Caliendo (così si faceva chiamare) conduceva una vita riparata. Sempre nell’ombra, senza dare nell’occhio come gli hanno insegnato a Poggio Vallesana. Fino a stamane quando la scure dei carabinieri si è abbattuta nuovamente su questa eminenza grigia di ‘Camorra Nostra’.