Detenuto napoletano nella cella troppo piccola, sarà risarcito e avrà lo sconto di pena

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Foto di repertorio

Un detenuto napoletano sarà risarcito economicamente e riceverà uno sconto di pena. Il 58enne è stato rinchiuso in una cella in stato “inumano e degradante”. Dunque questa la decisione presa dal Tribunale di Sorveglianza di Agrigento Walter Carlisi, accogliendo il reclamo dell’avvocato Maria Lo Giudice. La notizia è riportata in anteprima dal Il Giornale di Sicilia.

UNA CELLA TROPPO PICCOLA PER IL DETENUTO

Il magistrato ha tenuto conto delle relazioni fornite dalle amministrazioni penitenziarie delle carceri di Benevento, Foggia, Salerno, Cosenza ed Agrigento. Infatti in questi istituti l’uomo recluso sino al gennaio scorso. Il Tribunale di Sorveglianza riconosce al detenuto di aver vissuto in una cella di meno di 3 metri quadrati per 598 giorni. Spazio condiviso con ad altri detenuti.

L’avvocato Lo Giudice ha spiegato al giornale siciliano che la pena detentiva: “Non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. Infatti è un principio fondamentale della Legge penitenziaria secondo cui il trattamento dei detenuti deve essere conforme: “Ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona“.

LA CORTE DEI DIRITTI DELL’UOMO

Nel luglio del 2009 si pronunciò la Corte europea dei diritti dell’uomo. Ha affermato che sebbene non sia possibile quantificare, in modo preciso e definitivo, lo spazio personale che deve essere concesso a ciascun detenuto ai sensi della Convenzione. In quanto esso dipende da diversi fattori, come la durata della privazione della libertà personale, la possibilità di accesso alla passeggiata all’aria aperta nonché le condizioni mentali e fisiche del detenuto. La mancanza evidente di spazio personale costituisce violazione dell’art. 3 CEDU, relativo al divieto di trattamenti inumani e degradanti. La Corte ha utilizzato come parametro di riferimento quello indicato dal CPT, che ha individuato in 7 metri quadrati per detenuto “la superficie minima auspicabile per una cella detentiva“.

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