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mercoledì, Maggio 18, 2022
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«Sono stanchi, devono riposare», il pentito spiega come agiva il gruppo di fuoco dei Di Lauro


C’è una sfilza di collaboratori di giustizia che ha fatto luce sul duplice omicidio di Domenico Riccio e dell’innocente Salvatore Gagliardi, avvenuto a Melito nel novembre del 2001 nella prima fase della faida di Scampia quando i Di Lauro erano nel pieno del loro ‘repulisti’ di tutti coloro che avevano aderito alla Scissione. Per quel duplice delitto sono stati arrestati nei mesi scorsi Ciro Di LauroGiovanni CorteseSalvatore Petriccione e Ciro Barretta. Tra i verbali più significativi quelli del collaboratore di giustizia Salvatore Tamburrino che nel novembre 2019 chiarisce:«Una sera ci trovammo nella casa del Terzo Mondo di Cosimo io, Giovanni Cortese, Marco e Ciro Di Lauro, Ugo De Lucia, Antonio Mennetta e Salvatore Petriccione o marenar, zio del Mennetta. Cortese fece il nome di Domenico Riccio come persona legata agli Abbinante, nel senso che gestiva i soldi di quelli del Monterosa. Cosimo disse che si doveva commettere questo omicidio era infatti un periodo in cui i fratelli Di Lauro volevano uccidere tutti quelli legati agli scissionisti e fu Salvatore Petriccione a dire “Ce la vediamo noi” intendendo lui stesso, Mennetta che era suo nipote e Ugo De Lucia. che era presente. Cosimo li voleva trattenere a cena nel rione e Petriccione disse, no. andiamo a casa mia a Melito e ci da lì ci organizziamo. Probabile che abbiano chiesto le armi a Giuseppe Pica. Il giorno dopo, io e Marco eravamo da Cosimo e si presentò Salvatore Petriccione e disse: “Hai visto, abbiamo risolto” e Cosimo disse: “Si, abbiamo visto il telegiornale” e chiese poi dove stavano Ugo e Mennetta e Petriccione rispose: ‘Stanno a casa, stanno riposando. perché questa notte non hanno dormito pensando solo all’omicidio che dovevano commettere’».

I verbali di Rosario Guarino

A confermare il contesto entro cui maturò l’agguato anche l’ex ras della Vanella Grassi Rosario Guarino:«Salvatore Petriccione ha commesso l’omicidio del tabaccaio a Melito, per come riferitomi da Ciro Barretta, il quale mi ha confessato che lui portava la macchina che condusse sul luogo dell’agguato i due killer, Petriccione e Pasquale Malavita, ed è uno dei motivi per i quali Petriccione voleva la morte di Malavita. Di quell’omicidio me ne parlò Petriccione quando mi disse di voler ammazzare Malavita poiché lo stesso aveva partecipato con lui all’omicidio del Riccio. Il terzo partecipe all’omicidio, mi disse il Petriccione, era stato Ciro Barretta ed io già lo sapevo perché, come dirò subito dopo, me ne aveva parlato lo stesso Barretta. L’ordine di ammazzare Riccio il tabaccaio pervenne a Petriccione, Malavita, Mennetta, Barretta e altri due o tre esponenti del Rione Berlingieri in un appartamento a Melito, dove attendevano direttive. Il movente era che il Riccio era un parente di Abbinante».

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