Dopo l’arresto di Carbone è caccia al narcos della camorra Imperiale

E’ un duro colpo quello portato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli che hanno arrestato a Dubai il latitante Bruno Carbone, già condannato in contumacia a 20 anni di carcere per traffico internazionale di droga: è accusato di essere uno dei broker del narcotraffico internazionale attivo prevalentemente tra Colombia, Olanda e Italia.

 

Il più importante, nonchè quello al momento ‘messo nel mirino’ dalle forze dell’ordine è Raffaele Imperiale, ‘mister Van Gogh’ (due quadri del pittore olandesi furono tra i beni sequestrati dalla Dda e riconducibili proprio al broker stabiese). La vita di Imperiale sembra uscire direttamente da una sceneggiatura Netflix: figlio di un facoltoso costruttore di Castellammare di Stabia, ‘Lello Ferrarelle’ sin da ragazzo subì un sequestro lampo che non ha mai del tutto convinto gli inquirenti che seguirono il caso.

 

E’ appena ventenne quando si trasferisce ad Amsterdam dal fratello: forse è lì tra i canali che capisce l’importanza di determinati canali. In terra olandese fu introdotto da un uomo dei Moccia a Elio Amato (il fratello di Raffaele, capo degli Scissionisti)  che si presenta come Giancarlo e prenota un carico da far arrivare a Secondigliano.

 

Da lì in poi è l’ascesa di quel ragazzo di Castellammare che fa i milioni grazie all’organizzazione criminale creata da Paolo Di Lauro con sette soci (Raffaele Amato, Maurizio Prestieri, Rosario Pariante, Enrico D’Avanzo, Raffaele Abbinante, Gennaro Marino e Antonio Leonardi). Imperiale diventa il referente di Secondigliano: è colui che tratta direttamente coi cartelli. Talmente potente che quando scoppia la faida sia i Di Lauro che gli Scissionisti sanno bene che in base a chi sceglierà ‘o Lello verranno decisi gli esiti della contesa. Previsione che si concretizza quando Imperiale continua a rifornire la ‘scissione’ almeno fino al 2008 nella sua latitanza dorata di Dubai che dura ancora oggi.