Scissionisti uccisi e sciolti nell’acido, ergastolo per il boss Pagano e i ras dei Lo Russo

Un’alleanza basata non soltanto sul comune affare della droga ma ‘firmata’ con il sangue. Quello di Massimo Frascogna e Ruggiero Lazzaro uccisi e poi sciolti nell’acido da quelli di Miano per fare un favore agli Amato-Pagano nel luglio del 2007.  Al tempo gli Scissionisti e i Lo Russo, guidati da Antonio figlio di Salvatore, erano alleati e l’accordo prevedeva che si scambiassero anche killer. Fu così che Lo Russo accettò di fare un piacere a Cesare Pagano e di uccidere quei due ras che avevano picchiato un ragazzo senza motivo in una piazza di spaccio a Mugnano. Per quel duplice omicidio il gip Francesca Ferri firmò nel maggio del 2017 un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cesare Pagano, indicato come mandante, di Oscar Pecorelli e Raffaele Perfetto come esecutori del delitto, di Rito Calzone, di Giuseppe Gallo dell’omonimo clan di Torre Annunziata e di Mario Dell’Aquila.

Questa mattina si è svolto il processo presso la prima sezione della corte d’assise d’appello (presidente Alaia) che ha visto la condanna all’ergastolo del boss Pagano (difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono), di Pecorelli(difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono) e di Perfetto (difeso dai legali Annalisa Senese e Francesco Foreste) nonostante avessero ammesso gli addebiti e avessero scelto di dissociarsi. Confermata dunque la condanna di primo grado. Biagio Esposito, collaboratore di giustizia, è stato condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione, Antonio Lo Russo a 15 anni e 4 mesi di reclusione, confermate le condanne a 20 anni per Gallo e Dell’Aquila mentre è andata decisamente meglio a Rito Calzone (difeso dall’avvocato Luigi Senese) che ha rimediato 20 anni di reclusione (a fronte dell’ergastolo rimediato in primo grado): accolte pienamente in questo caso le osservazioni della difesa con conseguente esclusione della premeditazione, della recidiva e dei motivi obietti e futili.