E’ stato il primo pentito della Mafia, definito pazzo e ucciso dai killer nell’agguato

Leonardo Vitale è stato il primo collaboratore di giustizia che ha raccontato i segreti di Cosa Nostra, ben prima di Tommaso Buscetta. Fu cresciuto dallo zio Giambattista, boss di Altarello di Baid, che lo fece diventare mafioso negli anni ’60 dopo aver ucciso un cavallo. Poi a 19 anni uccise un uomo.

Nel marzo del 1973 raccontò ai poliziotti della Squadra Mobile di Palermo l’organigramma della mafia di Palermo, accusandosi anche di due omicidi, un tentato e tanto altro. Vitale raccontò fatti riferiti anche ai boss Salvatore Riina, Stefano Bontade, Pippò Calò e del politico Vito Ciancimino: inoltre ha riferito il rito di affiliazione della ‘punciuta’. Secondo le ricostruzioni Vitale avrebbe deciso di pentirsi in seguito ad una crisi mistica.

Dalle sue dichiarazioni nacquero due processi tra il 1977 e il 1979, dopo dei quali fu indicato come semi infermo di mente secondo la perizia. Gli psichiatri lo ritennero attendibile in merito ai racconti della cosca.

Tra tra il 1973 e il 1984 fu spedito prima al manicomio criminale di Barcellona pozzo di Gotto dove è stato sottoposto a vari elettroshock e tentativi di lobotomia. Dopo fu portato a Gratteri poi a Reggio Emilia nel 1982. Nel giugno 1984 fu scarcerato e tornò a Palermo, il 2 dicembre dello stesso i killer della mafia lo colpirono fuori casa sua.