Una foto e una scritta su uno striscione del rione, ‘Bussollott’, rimarrai sempre nei nostri cuori”. Così questa mattina è stato ricordato Alessandro Lanza, morto suicida a 43 anni nel carcere di Foggia lo scorso 17 settembre.

Amici e parenti, su una parete del rione hanno affisso dei manifesti: ‘Brilla più che mai’, ‘Bussolott vive’, ‘Ti amiamo papà’, ‘Bussolott per sempre”. Un cittadino ha fatto sapere di aver segnalato l’accaduto alla polizia.

Alessandro Lanza, vicino al clan Sinesi-Francavilla, stava scontando una pena residua di due anni per mafia e tentata estorsione a due imprenditori foggiani nell’ambito del processo Corona, il blitz compiuto nel 2013 nel corso del quale vennero arrestate 24 persone tra boss e picciotti della mala foggiana. Due anni prima il 43enne era stato coinvolto nell’operazione Blauer con l’accusa di aver favorito la latitanza dell’allora boss della mafia garganica Franco Libergolis. Fu poi assolto in appello nel 2016.  Nell’ambito del processo ‘Piazza Pulita’ era stato accusato di estorsione in concorso con il fratello perché avrebbe imposto la sua assunzione in una cooperativa vicina all’ex azienda Amica, l’azienda che gestiva i rifiuti nel capoluogo dauno, poi dichiarata fallita. Lanza era stato condannato a una pena di sette anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso: la sentenza era stata annullata in Cassazione con rinvio in Corte d’Appello.

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