HomeCronacaFuga finita per Elia Cancello, il ras di Scampia catturato all’Arenaccia

Fuga finita per Elia Cancello, il ras di Scampia catturato all’Arenaccia

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Era ricercato dallo scorso settembre nell’ambito dell’inchiesta che aveva azzerato il gruppo di cui faceva parte insieme al fratello e Gennaro Cifariello. Elia Cancello, ras di Scampia, è stato catturato all’Arenaccia dove si trovava a casa di alcuni familiari. A stanarlo gli uomini della squadra mobile (guidata da Mario Grassia) e in particolare gli agenti della sezione Criminalità Organizzata (dirigente Giuseppe Sasso).

Per gli inquirenti i due Cancello, coadiuvati dai Cifariello, avrebbero avuto un ruolo nella vicenda relativa al sequestro del legittimo proprietario di un immobile di edilizia popolare finito nel mirino del gruppo dei Sette palazzi. I Cancello avevano messo quell’appartamento nel mirino e per quell’abitazione sono arrivati a sequestrare l’uomo e a picchiare due donne. Una di loro addirittura colpita con un pugno in faccia dallo stesso Maurizio Cancello, ex Amato-Pagano, finito in manette con altre sei persone (tra cui la compagna Simona Gallucci, Ferdinando Cifariello, Antonio Emmausso, Cristian Iandolo, Francesco Barbato e Ferdinando Libero).

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I nuovi ‘signori di Scampia’ affrontati dal legittimo assegnatario di un alloggio popolare ai Sette palazzi finito nel mirino del clan. Gli scagnozzi di Cancello avevano iniziato a tampinare il figlio dell’uomo e quest’ultimo era andato a chiedere spiegazioni in una sala di biliardo della zona. I due furono così trattenuti dagli uomini del clan con il figlio poi rilasciato affinché si recasse dalla madre e dalla sorella per dire loro di prendere le loro cose e lasciare l’appartamento che faceva gola al gruppo guidato da Maurizio Cancello.

Il racconto della vittima

A raccontarlo la stessa vittima in sede di denuncia:

“Il pomeriggio del giorno dopo, venerdi 13 settembre, mio figlio mi telefonò per dirmi che alcune persone, che non so indicare chi fossero, lo stavano seguendo. A questo punto, per evitare che qualcuno potesse fare del male a mio figlio, decisi di mia spontanea volontà di recarmi nei 7 palazzi e capire chi mi cercasse”.

“Quindi, mi feci raggiungere da mio figlio a casa della zia di mia moglie e con lui mi recai nell’agenzia di scommesse che si trova appunto nel lotto H, dove sapevo che li avrei potuto incontrare qualcuno del gruppo criminale”.

“Ivi giunto, lasciai mio figlio all’esterno ed entrai da solo dove notai che, tra circa una ventina di persone, intento a giocare al biliardo vi era Cifariello Ferdinando”.

“Questi, senza guardarmi in faccia, mentre continuava a giocare, rispose in malo modo: ‘buonasera al cazzo, ti stiamo cercando da ieri’”.

“Entrò un carabiniere in divisa e per tale motivo il Cifariello mi disse di non piangere e fare finta di giocare con lui per non insospettire il militare”.

“Il Cifariello Ferdinando quindi riprese il discorso dicendomi che io sapevo perché ero lì e sapevo di aver sbagliato”.

“Una volta entrato mio figlio, disse: ‘Vai a casa, dici a tua mamma e tua sorella di non fare casino, racimolate qualcosa e poi vi facciamo sapere noi’”.

“Alla mia richiesta di spiegazioni continuava a ribadire: ‘lo sai buono quello che hai fatto’”.

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