Funerali della camorra tra Pozzuoli, Marano e Quarto: il pentito Ferro svela gli intrecci tra le ditte

cesarano ferro

Sarà interrogato domani nel carcere di Secondigliano dov’è detenuto Alfonso Cesarano (difeso dall’avvocato Luca Gili), esponente della famiglia titolare dell’ omonima impresa di pompe funebri, è stato arrestato dai Carabinieri con le accuse di intestazione fittizia di imprese, illecita concorrenza, violazione di sigilli e tentata violenza privata. L’ impresa Cesarano – che opera a Marano, Castellammare di Stabia ed in altri Comuni del Napoletano – aveva noleggiato l’ elicottero che dal cielo di Roma lanciò petali rossi ai funerali del boss Vittorio Casamonica nell’agosto 2015.

I reati – secondo la Procura di Napoli – sarebbero stati commessi grazie al clima di intimidazione ed omertà instaurato dal clan Polverino, con l’ obbiettivo di agevolare l’organizzazione criminale. Il 17 Maggio 2019 la Procura dispose il sequestro delle imprese della famiglia Cesarano. Ma le misure adottate si sarebbero rivelate insufficienti ad interrompere le attività illecite che invece sarebbero continuate sotto la direzione e la regia di Alfonso Cesarano.

Le accuse

Secondo le indagini i Cesarano utilizzavano altre società per effettuare i funerali e qualora queste ditte venivano colpite da interdittive, ne individuavano delle altre o le creavano ad hoc allo scopo di elusione dei provvedimenti prefettizi. “Ciò risulta dimostrato dalla situazione di assoluta confusione tra soggetti coinvolti, che avevano in comune mezzi e dipendenti” – scrivono i magistrati. “La EREDI CESARANO SRL e LA FENICE SRL, che possono essere considerate imprese capofila, si sono servite inoltre per un periodo di altre imprese facenti capo direttamente ai Cesarano come CESARANO FUNERAL FLEGREA, la A.C. CESARANO di CAVALLO Giuseppe, la CESARANO Trasporti funebri e la ditta individuale di TRINCONE Massimo. A riprova della continuità delle società va evidenziato che il carro funebre per il quale veniva richiesta l’autorizzazione era un Mercedes intestato a CAVALLO Giuseppe già utilizzato in occasione dei funerali organizzati da EREDI CESARANO srl”.

La figura di Tarantino

Di assoluto rilievo sia in ordine alla sussistenza dei reati in contestazione che in ordine ai rapporti della famiglia Cesarano con esponenti del clan Polverino sono le dichiarazioni di un altro operatore del settore funebre, ovvero Angelo Tarantino. Quest’ultimo già in passato aveva più volte denunziato Cesarano Affilio e Alfonso per illecita concorrenza. Sentito di recente dagli investigatori, Tarantino Angelo aveva riferito avere da anni ricevuto minacce dalla famiglia Cesarano che pretendeva di gestire nei Comuni di influenza il settore dei servizi funebri in regime di concorrenza, approfittando dei legami con il clan Polverino.

Le parole del pentito Antonio Ferro

Con riferimento alla ditta di Tarantino ed ai rapporti con CESARANO Alfonso, di rilievo appare la dichiarazione del collaboratore di giustizia FERRO Antonio nel corso del verbale del 26/6/2018. Si tratta di dichiarazioni che offrono uno spaccato del settore dei servizi funebri fortemente infiltrato da influenze camorriste, dove gli imprenditori più spregiudicati, come appaiono gli stessi Cesarano e, in particolare, Cesarano Alfonso, non esitano a chiedere la protezione delle organizzazioni criminali per operare indisturbati nel settore. Ferro chiama in causa lo stesso Tarantino, che fino a questo momento aveva denunciato di essere la vittima del sistema. Naturalmente le dichiarazioni di Ferro devono trovare conferma probatoria

“Noi abbiamo sempre chiamato questa persona Gianfranco, ma credo che i! vero nome di battesimo sia Francesco. Collabora con la impresa funebre Tarantino. Questa impresa è stata costituita da me, mio fratello ed Angelo TARANTINO credo nel 2011. Angelo TARANTINO non ha mai fatto parte del clan, e fino a quando non è stata costituita tale ditta, faceva solo grosse truffe assicurative. Lo conosco da molti anni Mio fratello gli propose di aprire un deposito a Quarto dove c ‘era l’esposizione di casse e un piccolo ufficio. Tenga conto che a Quarto ha il monopolio in questo settore Attilio CESARANO della ditta CESARANO, oggi detenuto, che gestisce tale ditta per conto del clan di Marano. Fui proprio io a trattare con il fratello di Alfonso, che gestisce la società dall’arresto del fratello, dicendogli che se non ci faceva aprire a Quarto, loro avrebbero dovuto chiudere i due uffici di Pozzuoli. Fu così che partimmo e dopo un poco aprimmo la sede anche a Pozzuoli Sempre in relazione ai rapporti con i CESARANO, una volta chiudemmo il loro ufficio di Pozzuoli nei pressi della Schiana perché Alfonso più volte aveva minacciati, Angioletto TARANTINO, tentando di sottrargli alcuni funerali. Alfonso si rivolse ai Maranesi, nella persona di Peppe Bobbi Solo, Giuseppe Simioli quando gli chiudemmo gli uffici fu pertanto fatto un incontro in una carrozzeria tra Marano e Calvizzano con Alfonso Cesarano, Peppe Bobbi solo e questi prese l’impegno che Alfonso non avrebbe più minacciato TARANTINO e coi facemmo riaprire il locale dei CESARANO a Pozzuoli. I proventi della ditta TARANTINO erano divisi al 50% tra me e mio fratello e Angelo TARANTINO. Tuttavia, mentre mio fratello dopo il suo arresto ha continuato a percepire da TARANTINO 1400 euro mensili, io ho visto per i primi mesi di detenzione circa 600, 700 euro al mese. I soldi a mia moglie venivano consegnati da Nunzio CERRONE mia cognata che distribuiva in tal modo gli importi fino a quando ha deciso di non dare più niente alla mia famiglia sostenendo che la ditta fosse solo del marito”.

Insomma si tratta di dichiarazioni forti quelle del pentito Ferro e contenute nell’ordinanza di arresto, che se confermate,dimostrano le infiltrazioni della camorra nel settore.