Per anni il delitto di Garlasco è stato accompagnato da una lunga serie di piste alternative, presunti super testimoni, ricostruzioni televisive e scenari paralleli che hanno alimentato dubbi e misteri attorno all’omicidio di Chiara Poggi. Ma molte di quelle ipotesi, col passare del tempo, si sono rivelate prive di riscontri investigativi concreti.
Tra testimonianze inventate, suggestioni mediatiche e accuse mai confermate, gli inquirenti hanno progressivamente smontato numerosi filoni che per anni hanno tenuto banco nel dibattito pubblico.
Il falso “super testimone”
Uno dei casi più discussi è stato quello di Marco Muschitta, operaio che nel 2007 raccontò di aver visto una delle gemelle Cappa in bicicletta subito dopo l’omicidio, agitata e con un grosso oggetto tra le mani.
Una versione che finì al centro di programmi televisivi e ricostruzioni alternative, salvo poi crollare davanti agli stessi investigatori. Muschitta ammise infatti di aver inventato tutto.
“Volevo far credere di sapere cose importanti”, avrebbe confessato durante l’interrogatorio.
Nonostante le sue dichiarazioni fossero già state giudicate inattendibili nei primi processi, quella storia ha continuato per anni ad alimentare sospetti e teorie sul caso.
La sentenza contro Le Iene
Proprio una delle ricostruzioni televisive sul caso ha portato a una condanna per diffamazione. La giudice Sara Faldini ha condannato gli autori di un servizio della trasmissione Le Iene dedicato al delitto.
Secondo il tribunale, il programma avrebbe suggerito un possibile coinvolgimento di Stefania Cappa senza chiarire adeguatamente che le accuse e le testimonianze alla base della ricostruzione erano già state considerate prive di attendibilità.
I suicidi e il nome di Michele Bertani
Gli investigatori hanno approfondito anche i suicidi avvenuti in Lomellina negli anni successivi all’omicidio, compreso quello di Michele Bertani, storico amico di Andrea Sempio.
Sono stati sequestrati telefoni, documenti e appunti personali, ma dalle verifiche non sarebbe emerso alcun collegamento tra quelle vicende e il delitto di Chiara Poggi.
Secondo quanto trapelato, le indagini avrebbero evidenziato soltanto situazioni personali segnate da fragilità psicologiche e dipendenze.
Il mistero del Santuario della Bozzola
Un altro filone riguardava presunti ambienti oscuri legati al Santuario della Bozzola.
Le verifiche erano partite dopo alcune segnalazioni che chiamavano in causa Flavius Savu, già coinvolto in un’inchiesta per estorsione ai danni dell’ex rettore del santuario. Anche questa pista, però, è stata successivamente archiviata per mancanza di elementi concreti.
Il canale di Tromello e gli oggetti recuperati
Grande clamore aveva suscitato anche la vicenda del canale di Tromello, nata dalle dichiarazioni televisive di Gianni Bruscagin, che parlò della presenza di una delle cugine Cappa vicino a un corso d’acqua con un grosso borsone.
Le ricerche effettuate da carabinieri e vigili del fuoco portarono al recupero di alcuni oggetti, ma senza risultati decisivi.
L’anatomopatologa Cristina Cattaneo aveva ipotizzato una possibile compatibilità tra alcune lesioni sul corpo di Chiara e uno degli strumenti recuperati, ma gli approfondimenti successivi non hanno permesso di andare oltre una semplice ipotesi investigativa.
Le “rivelazioni” senza prove
Nel corso degli anni la Procura di Pavia ha ricevuto decine di segnalazioni considerate “inedite” o “sconvolgenti”, spesso diffuse online da blogger, appassionati del caso e trasmissioni televisive.
Tutti gli elementi sono stati verificati, ma nessuno avrebbe portato a nuove svolte investigative concrete.
Mentre prosegue la nuova inchiesta che coinvolge Andrea Sempio, molte delle piste alternative che hanno accompagnato il delitto di Garlasco sembrano dunque essersi definitivamente sgretolate davanti ai riscontri giudiziari.
La cantina di casa Poggi
l dettaglio più rilevante per le indagini rimane però il seminterrato: nessuno degli amici ha mai riferito di essere sceso in cantina, proprio dove fu ritrovato il corpo di Chiara Poggi e dove è stata ritrovata un’impronta attribuibile ad Andrea Sempio.
Il processo socialmediatico
La chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia ha suscitato anche l’immediata reazione del web, da tempo diviso in tifoserie tra sempiani e stasiani: da qualche giorno però è cresciuto esponenzialmente il fronte pro Alberto con migliaia di persone che si interrogano sui social di come sia possibile che un innocente sia in carcere mentre il presunto killer sia in libertà.

