Gomorra 4. Pietro Savastano è tornato nelle parole di Genny: “M’aggià pijà tutt’ chell’ che è mio”

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Ormai è completa la trasformazione di Genny Savastano in Gomorra 4. Il giovane boss è diventato come il padre Pietro deciso a tornare a Secondigliano ed a iniziare una nuova guerra. L’intento di Genny viene chiarito nella decima quando al messaggero del Maestrale dice: “M’aggia pijà tutt’ chell’ che è ‘o mio”. Il marito di Azzurra dopo l’iniziale intento di costruire l’aeroporto torna a Secondigliano per iniziare la guerra contro il clan Levante, che minacciano di prendersi il quartiere.

COME PIETRO SAVASTANO

Nella seconda stagione di Gomorra Pietro Savastano evade dagli arresti grazie ai suoi scagnozzi che lo liberano dal veicolo della polizia penitenziaria. Raggiunto un posto sicuro si incontra con i suoi fedelissimi ai quali annuncia: “Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost”. Nella quarta stagione il figlio ha lo stesso sguardo del boss defunto quando decise di tornare a riprendere il potere.

UN NUOVO ALLEATO PER GENNY: ‘O MAESTRALE

In una delle scene finali, Genny Savastano, anzi, Don Gennà, si incontra con un uomo di fiducia di O’ Maestrale. A quanto pare questo oscuro individuo non ha potuto presentarsi personalmente all’incontro a causa di un imprevisto. Genny risponde di non preoccuparsi: sa bene cosa significa vivere stando sempre allerta. Il rappresentante è perplesso: pensavano tutti che si fosse ritirato. “E’ vero, ma ora ho i soldi, le conoscenze e le capacità. Soprattutto, ho la necessità di riprendermi tutto ciò che è mio.” Ribatte Genny, citando inconsapevolmente suo padre.

Il rappresentante ha un’altra domanda per lui: perché proprio O’ Maestrale? Perché “la prossima sarà una guerra lunga e faticosa, e un uomo che ha avuto il coraggio di mangiare il cuore del proprio nemico dentro il carcere è un uomo pronto a tutto.” Don Gennaro ha bisogno di una persona così, e poco importa se dopo quel gesto ci sono stati vent’anni di carcere in massimo isolamento e il voltafaccia generale degli ex compagni, perché prima c’è stata un’ambizione esagerata. E quella è una cosa che non muore mai.

TRA FICTION REALTÀ

Lampante ed immediato per molti è risultato il riferimento a Pasquale Barra , che fu luogotenente di Raffaele Cutolo. Barra, 72 anni, soprannominato “‘o animale” era uno dei più feroci killer della camorra. Uccise con 40 coltellate Francis Turatello, profanandone il cadavere, ma commise anche numerosi altri delitti.  Barra avrebbe azzannato le interiora di faccia d’angelo e, secondo alcuni testimoni, gli avrebbe strappato il cuore e l’avrebbe preso a morsi, forse anche mangiato un pezzo.
Barra nel 1983 decise di collaborare con la giustizia e accusò ingiustamente anche Enzo Tortora.