HomeCronacaGrosso e le guerre della Sanità: «Mi cercarono Sequino, Savarese ed Esposito-Genidoni»

Grosso e le guerre della Sanità: «Mi cercarono Sequino, Savarese ed Esposito-Genidoni»

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Dal ritorno nella Sanità nel 2014 alle proposte per entrare nei gruppi criminali, fino all’aggressione dei Vastarella e ai nuovi equilibri con Pirozzi e Savarese: questo e tanto altro nel racconto del neo collaboratore di giustizia Carmine Grasso ai magistrati nei verbali stilati negli scorsi mesi c’è una lunga storia della Sanità nelle parole di Carmine Grosso. Una storia che parte dalla sua scarcerazione nell’aprile 2014 e attraversa alcuni dei principali gruppi che negli anni hanno conteso il controllo del rione. Le dichiarazioni sono contenute nei verbali depositati dalla Procura di Napoli nell’ambito della nuova collaborazione di Grosso con la giustizia e dovranno essere sottoposte ai necessari riscontri investigativi e processuali.

Grosso racconta ai magistrati di essere tornato nella Sanità dopo aver scontato una condanna per la sua appartenenza al clan Misso. «Quando sono ritornato nella Sanità erano attivi i clan Sequino, Genidoni, Vastarella e Mauro», mette a verbale.

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È in quel contesto che, secondo il suo racconto, sarebbe arrivato il primo tentativo di coinvolgerlo nuovamente negli ambienti criminali. A cercarlo sarebbe stato Salvatore Sequino, che gli avrebbe proposto di entrare nel gruppo.

Grosso sostiene però di aver rifiutato: «Io non accettai perché avevo deciso di troncare ogni rapporto con gli ambienti della criminalità organizzata».

La proposta, secondo il collaboratore, sarebbe arrivata anche attraverso Nicola Sequino, all’epoca detenuto. Grosso racconta di aver ricevuto una lettera consegnatagli dal figlio di Nicola, nella quale gli sarebbe stato chiesto di aiutare il gruppo.

Il gioco d’azzardo e la cocaina

È proprio nel racconto di questi primi contatti che compare anche Mario Savarese. Grosso riferisce ai pm che i Sequino gli avrebbero chiesto di occuparsi del gioco d’azzardo e dei traffici di droga.

«I Sequino mi chiedevano di organizzare il gioco d’azzardo insieme a Mario Savarese e di curare i traffici di droga, in particolare quelli relativi alla cocaina», racconta.

Secondo la sua ricostruzione, anche Mario Savarese sarebbe andato personalmente da lui per convincerlo ad accettare la proposta relativa al gioco d’azzardo. Anche in quel caso, sostiene Grosso, la risposta sarebbe stata negativa.

Una scelta che, sempre secondo quanto dichiarato dal collaboratore, non gli avrebbe evitato di finire comunque dentro le tensioni che attraversavano il rione.

La guerra con i Vastarella e la cacciata dalla Sanità

Dopo l’arresto di Salvatore Sequino, Grosso racconta di aver avvertito i Sequino di prestare attenzione ai Vastarella, ricordando i precedenti conflitti tra i gruppi.

Pochi mesi dopo, sostiene di essere stato aggredito dagli uomini dei Vastarella e costretto ad abbandonare la Sanità.

Prima di lasciare il quartiere avrebbe cercato rassicurazioni sulla possibilità che la sua famiglia continuasse a vivere lì. Attraverso i Sequino, avrebbe fatto arrivare la richiesta a Patrizio Vastarella.

La risposta, secondo il verbale, sarebbe stata: «Potevo stare tranquillo e che non avrebbe scacciato dalla Sanità i miei familiari perché lui non era un infame come lo ero stato io».

Il riferimento, nella ricostruzione di Grosso, riguarda il suo passato con i Misso e la precedente contrapposizione ai Vastarella.

Dopo l’aggressione, Grosso racconta di essersi trasferito a Pianura, dove avrebbe vissuto per diversi anni insieme alla sua ex compagna.

L’offerta di Totore Savarese

Ma anche dopo essere stato aggredito, sostiene Grosso, non sarebbero mancate le proposte per tornare in campo.

A fargli visita sarebbe stato Salvatore Savarese, che secondo il racconto gli avrebbe proposto di trasferirsi ai Cristallini e messo a disposizione un’abitazione.

L’obiettivo, sempre secondo quanto riferito ai magistrati, sarebbe stato quello di organizzare una risposta contro i Vastarella.

Grosso racconta di aver rifiutato anche questa proposta: «Fermo nella mia decisione di chiudere definitivamente i rapporti con gli ambienti della criminalità organizzata».

Il giorno successivo, sempre secondo la sua testimonianza, sarebbe arrivato Francesco Spina, accompagnato da numerosi uomini del gruppo Esposito-Genidoni. Grosso parla di una quindicina di persone e sostiene che fossero armate.

Anche Spina, secondo il collaboratore, gli avrebbe proposto di entrare nel gruppo e organizzare la reazione contro i Vastarella.

«Non accettai e dissi a Francesco che già avevo declinato analogo invito che mi era stato fatto il giorno prima da Totore Savarese», riferisce Grosso.

La nuova Sanità e l’ascesa di Pirozzi

Il racconto si sposta poi sugli anni successivi e sugli equilibri che avrebbero portato alla formazione del gruppo Savarese-Pirozzi.

Grosso racconta di essere tornato stabilmente nella Sanità nel 2019 per assistere la sorella e di essere rimasto nel quartiere fino all’arresto del 3 marzo 2026.

Nel frattempo, secondo quanto riferito ai magistrati, gli equilibri criminali sarebbero cambiati profondamente. Dopo la scarcerazione di Vincenzo Pirozzi nel 2020, il gruppo avrebbe progressivamente assunto un ruolo centrale nella Sanità. Le dichiarazioni di Grosso sui rapporti tra Savarese, Pirozzi e gli ambienti dei Mazzarella sono già al centro degli altri verbali depositati dalla Procura.

È proprio in questo nuovo scenario che Grosso colloca anche alcuni dei nomi finiti nell’inchiesta del marzo scorso.

«Pino-Pino è il numero uno dei computer»

Tra i personaggi citati nel verbale c’è Giuseppe De Rosa, conosciuto come «Pino-Pino».

Grosso dice di conoscerlo e lo descrive come una persona dedita a traffici illeciti. «Lui è il numero uno dei computer», afferma, riferendosi alle sue presunte capacità nell’ambito delle frodi informatiche.

Il collaboratore sostiene inoltre di aver saputo da Gianluca Galeota che De Rosa avrebbe subito un’estorsione da parte del gruppo di Pirozzi. Una circostanza che, precisa Grosso, avrebbe poi ritrovato anche nell’ordinanza notificatagli al momento dell’arresto.

«Pirozzi lo fece entrare nel suo gruppo»

Un altro nome affrontato durante l’interrogatorio è quello di Ciro Esposito, detto «’O Macallo».

Grosso afferma di conoscerlo e racconta che, dopo la scarcerazione, sarebbe stato contattato direttamente da Vincenzo Pirozzi.

«Appena scarcerato fu chiamato da Pirozzi che lo fece entrare nel suo gruppo», dichiara il collaboratore, aggiungendo di aver visto più volte Esposito insieme agli uomini del gruppo Pirozzi-Savarese.

La sua ricostruzione, precisa ancora Grosso, sarebbe stata successivamente confermata da Gianluca Galeota.

Le dichiarazioni fanno così da ponte tra la vecchia Sanità, quella dei Sequino, Vastarella, Genidoni e Mauro, e il nuovo assetto descritto dalle inchieste degli ultimi anni, con il consolidamento del gruppo Savarese-Pirozzi e i rapporti con gli ambienti dei Mazzarella. Anche su questi passaggi, tuttavia, saranno necessari i riscontri degli investigatori.

Il filo conduttore del racconto di Grosso è dunque quello di un rione attraversato da continue trasformazioni: vecchie rivalità, nuovi accordi, proposte di affiliazione, espulsioni e nuovi gruppi pronti a occupare gli spazi lasciati vuoti. Un sistema che il neo collaboratore, dopo anni trascorsi dentro quelle dinamiche, ha ora iniziato a raccontare ai magistrati.

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