HomeCronacaIl pentito del clan Polverino sugli omicidi nella faida: "Sistemate le cose"

Il pentito del clan Polverino sugli omicidi nella faida: “Sistemate le cose”

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Giuseppe Ruggiero ha aiutato gli inquirenti a far luce su alcuni retroscena del duplice omicidio di Raffaele Bellofiore, detto ‘o Biondo, e di Domenico Sebastiano, noto come Mimì Capemorto, consumato nella sanguinosa faida di Pozzuoli. Nel corso dell’interrogatorio del 27 ottobre 2023, l’ex affiliato al clan Polverino ha inquadrato il raid mortale all’interno del violento scontro in atto tra il gruppo Bellofiore-Sebastiano e i rivali dell’alleanza Longobardi-Beneduce-Cerullo per il controllo delle attività illecite sul territorio.

Nell’estate del 1997 in seguito all’agguato, Ruggiero ha raccontato di aver incontrato Salvatore Cerrone, capo dei Quartaioli e tra i mandanti del delitto. In quell’occasione, il boss flegreo confidò ai compagni della mala maranese che «era andato tutto a posto» e che, grazie all’eliminazione dei due rivali, «si erano sistemate le cose a Pozzuoli». Il collaboratore di giustizia ha poi aggiunto che, con l’uscita di scena dei due boss puteolani, Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce presero il pieno controllo di Pozzuoli, aiutati dal fatto che molti affiliati del Rione Toiano decisero di confluire pacificamente nel gruppo vincente.

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La sentenza sugli omicidi Bellofiore e Sebastiano

La complessa vicenda criminale è stata infine definita sul piano giudiziario dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli con la sentenza emessa il 18 luglio 2024 (successivamente divenuta irrevocabile), pronunciata a seguito del giudizio di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione. Confermate così le condanne all’ergastolo nei confronti di Gaetano Beneduce, Gennaro Longobardi, Salvatore Cerrone e Nicola Palumbo, ritenuti responsabili di duplice omicidio aggravato dalla premeditazione, dai motivi abietti e dall’agevolazione mafiosa.

Chi è Giuseppe Ruggiero

Ruggiero è stato un elemento di spicco della camorra di Marano sin dagli anni Novanta, quando venne affiliato al clan Polverino da Domenico Zannella, detto ‘o lione. All’interno dell’organizzazione criminale, Peppe ‘e Ceppa ‘e fungo si è occupato della gestione degli stipendi degli affiliati, delle estorsioni e del traffico di droga senza tralasciare gli omicidi, anche se l’ultima parola spettava comunque al boss Giuseppe Polverino, detto Peppe ‘o Barone.

Il cassiere del clan Polverino

Per circa 30 anni l’ex boss ha gestito la cassa del clan con la quale provvedeva al pagamento delle mesate agli affiliati, sia liberi che detenuti. «Sono stato affiliato al clan Polverino sino al mio arresto avvenuto nel 2016. Sin da subito ho ‘scalato’ le gerarchie del clan, tant’è che dopo sette-otto mesi già gestivo la cassa dell’organizzazione ed anche il lotto clandestino, unitamente a Salvatore Cammarota», ha dichiarato l’ultimo collaboratore di giustizia della mala maranese in un verbale dell’ottobre del 2023. «Possiamo dire che per circa trent’anni, con Peppe Polverino al vertice, abbiamo guidato il clan io, Giuseppe Simioli, Salvatore Cammarota, Sabatino Cerullo, Fabio Allegro e Publio Mazzi».

Leggi l’approfondimento sull’arresto degli maranesi alleatib alla mala di Pozzuoli

Duplice omicidio di camorra, arrestato l’ex reggente del clan Polverino

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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