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domenica, Febbraio 25, 2024
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I killer dei Polverino provano a risarcire la famiglia della vittima innocente

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Nel luglio del 2000 Giulio Giaccio fu sequestrato da finti poliziotti e in seguito venne sciolto nell’acido dai killer del clan Polverino. Il 26enne, però, non c’entrava nulla con la camorra e avrebbe pagato per un tragico scambio di persona. Gli assassini hanno proposto un risarcimento alla famiglia: 30mila euro in assegni e un paio di immobili da 120mila euro come riporta Il Mattino.

Oggi ci sarà la prima udienza al Tribunale di Napoli per Carlo Nappi e Salvatore Cammarota, infatti, hanno provato ad evitare l’ergastolo scrivendo, attraverso i loro legali, all’autorità giudiziaria agli avvocati dei parenti di Giaccio che si sono costituiti parte civile nel corso del processo. Si è trattato di un’istanza respinta sul nascere dai familiari della vittima innocente di camorra.

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Il legale ha così risposto per conto dei suoi assistiti: “In qualità di Rosa Palmieri, Rachele e Domenico Giaccio, preso atto che gli assistiti hanno inteso comunicarmi la loro decisione di non accettare tale offerta, dal momento che essi confidano esclusivamente nelle determinazioni dell’autorità giudiziaria, all’esito del processo penale de quo”.

Spiegano i parenti del giovane ucciso: “Chiediamo giustizia per chi ha spento il sorriso di Giulio”. Sono state le indagini dei pm Mariella Di Mauro, oggi procuratore aggiunto a Napoli nord, e Giuseppe Visone, titolare delle indagini contro i Polverino, a riaprire il caso.

IL BLITZ DEL DICEMBRE 2022

I militari del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti di due indagati affiliati al clan Polverino, già detenuti, in quanto ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio e della distruzione del cadavere del giovane Giulio Giaccio. I fatti avvenuti a Marano il 30 luglio 2000, data a partire dalla quale se ne erano perse le tracce. Gli arrestati sono Salvatore Cammarota e Carlo Nappi.

Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, condotte dal citato Nucleo Investigativo fino al marzo 2022 anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno consentito di appurare che la vittima, operaio edile, era estranea a contesti di criminalità organizzata e che gli esecutori del delitto l’avevano erroneamente identificata per un soggetto che stava intrattenendo una relazione con la sorella di uno di essi, che non l’approvava.

La vittima si trovava nei pressi della propria abitazione, era stata raggiunta dagli indagati i quali, fingendosi poliziotti, l’avevano costretta a salire a bordo dell’autovettura su cui viaggiavano. Pur avendo negato ogni coinvolgimento nella relazione, veniva ucciso con un colpo d’arma da fuoco ed il cadavere distrutto completamente,

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