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giovedì, Gennaio 27, 2022
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Il boss Di Lauro tradito dalla gola: due piatti che hanno provocato il suo arresto


L’Ancient regime del clan Di Lauro finisce ufficialmente la mattina del 16 settembre. I carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) giungono nei pressi di un appartamento di via Cosimo Canonico Stornaiuolo al civico 16: lì dentro c’è il superboss Paolo Di Lauro, il fondatore dell’impero che per 20 anni ha reso Secondigliano e Scampia un brand criminale conosciuto in tutto il mondo.

«Io sto calmo, tranquilli, tranquilli» queste le prime parole detto Paolo Di Lauro ai carabinieri dei Ros. Il boss viene così trasferito a via Miano, dove ha sede il decimo battaglione dei carabinieri. Da qui poi la corsa in carcere. Tutto di fretta, tutto studiato nei minimi particolari tanto che per catturare ‘o milionario sono scesi da Roma anche i servizi segreti. Secondigliano, si racconta, è stata tappezzata di cimici. A tradire il boss Paolo Di Lauro ha contribuito in modo determinante un suo peccato di gola. Le sue preferenze culinarie erano infatti note agli investigatori che hanno utilizzato questi elementi per individuare il latitante: il boss era goloso di particolari qualità di pesce, come il salmone e la pezzogna. I carabinieri hanno così notato che Fortuna Liguori (la donna catturata insieme con il boss) si recava spesso ad acquistare i prodotti che piacevano Di Lauro. Il pedinamento ha consentito agli investigatori, di individuare con esattezza il nascondiglio dove ‘o milionario aveva trovato rifugio. Quel volto che non si concede alle telecamere non si vedeva a Secondigliano da più di dieci anni. Una cattura che segna la fine della prima parte della faida.

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