“Avanzeremo istanza di ricusazione del cardiochirurgo Mauro Rinaldi, che figura nel collegio dei periti scelti dal gip di Napoli per l’incidente probatorio”.
Lo annuncia Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico, il bimbo deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un intervento di trapianto di cuore fallito.
Il legale di famiglia del piccolo Domenico: “Non vogliamo uno dei periti”
“Da una semplice ricerca fatta sul web – spiega l’avvocato – risulta che Rinaldi, professore ordinario di cardiochirurgia dell’Università di Torino, abbia espresso una indebita manifestazione ante-incarico sui fatti in oggetto l’accertamento e che, inoltre, sia coautore di una pubblicazione scientifica di uno di medici indagati. In virtù di ciò riteniamo sussistere un difetto delle garanzie di imparzialità, necessario all’espletamento dell’incarico peritale”, ha concluso il legale. Rinaldi fa parte della equipe dei periti nominati dal gip, insieme con il professor Luca Lorini, Direttore del Dipartimento di Emergenza, Urgenza e Area Critica della Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo e il professor Biagio Solarino, Professore Associato di Medicina Legale, Direttore della Scuola di Specializzazione Medicina Legale dell’Università degli Studi di Bari
“Se lo tengono sulla coscienza”, le chat in sala operatoria durante il trapianto a Domenico
Intanto emergono dettagli sulle conversazioni intercorse tra i sanitari che hanno lavorato il giorno del trapianto. Sono le 16.06 del 23 dicembre scorso. Il cuore proveniente da Bolzano e impiantato nel petto del piccolo Domenico all’ospedale Monaldi di Napoli non parte. Un’infermiera che ha lasciato l’ospedale si informa di come vadano le cose con alcuni colleghi. “Non va…zero…è una pietra” la risposta che riceve dalla caposala. E lei di rimando: “Mamma mia, se lo portano sulla coscienza”. È solo una delle chat di whatsapp agli atti dell’inchiesta sulla morte del piccolo. Ma sono diverse le interlocuzioni che aiutano a ricostruire cosa sia successo in quel pomeriggio dell’antivigilia di Natale in sala operatoria.
In un’altra conversazione la stessa infermiera chiede a una collega: “A che state?” ricevendo la seguente risposta: “Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. È un casino”. Nuova conversazione a distanza di un quarto d’ora. “Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?”. La replica spiega la difficoltà dell’operazione: “Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda. Se riparte è un miracolo”. “Ma lo sta mettendo?” chiede allora riferendosi al cardiochirurgo Oppido incaricato del trapianto. “Pazzo. E che te lo dico a fare? Sì, lo sta mettendo”.

