Investitori tedeschi, bielorussi, poi anche francesi? A Pompei non si è mai più visto nessuno

(Immagine di repertorio - archivio InterNapoli)

Proprio in questi giorni, cade il particolare anniversario della venuta degli stranieri. No, non parliamo di ricorrenze storiche che riguardano vecchi conflitti tra Paesi. Gli stranieri, qui, sono semplicemente altri europei. La ricorrenza di cui ritorniamo a parlarvi è quella dei proclami che, dal 2013 ad oggi, ad intervalli più o meno regolari, hanno rianimato il cuore pulsante del turismo archeologico campano. Quello degli Scavi di Pompei. Ogni anno, nella piccola cittadina a sud di Napoli arrivano milioni di persone per ammirare da vicino – talvolta per toccare, illegalmente – le rovine di una delle città più fiorenti e illustri del III secolo a.C. Una marea umana mossa da correnti culturali inarrestabili. Che genera un fiume in piena di denaro e scambi culturali. Continuo, prorompente. Solo che Pompeii resta, ancora oggi, una sorta di isola felice, in mezzo al mare. Lontana il giusto da Napoli e da Salerno. La parola d’ordine è: valorizzazione.

Investitori da ogni parte d’Europa, pronti a fare follie per far fiorire l’area degli Scavi: ma dove sono?

Ma come? E, soprattutto, chi? Scavando negli appunti, abbiamo ritrovato le ricorrenze di cui vi abbiamo accennato su. Nel 2013, fu annunciato l’arrivo di capitali tedeschi. Imprenditori facoltosi e virtuosi, si dissero interessati sinceramente alla totale riqualificazione di tutta l’area a ridosso degli Scavi. Scavi compresi, chiaramente. Prima di loro vennero i bielorissi. Ricchi imprenditori di Minsk, si dice, manifestarono eccitazione all’idea di far rinascere Pompei, l’aeroporto di Pontecagnano e il porto di Castellammare di Stabia. Dopo i tedeschi, fu il tempo dei francesi. Addirittura si parlò di una cordata di circa 2500 esponenti della finanza d’Oltralpe, garantiti dal Presidente degli Industriali di Napoli. Oggi è il 29 agosto del 2018, ma gli scavi di Pompei sono ancora grossomodo autonomi e, in sintesi, in balia degli eventi. Una domanda: dove sono finiti gli investitori?