HomeCronacaL'imprenditore edile di Giugliano denunciò l'estorsione: "Puntò la pistola"

L’imprenditore edile di Giugliano denunciò l’estorsione: “Puntò la pistola”

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Un imprenditore edile di Giugliano ha denunciato una tentata estorsione da parte di alcuni esattori del clan che si sono presentati sul suo cantiere armati di pistola. Quella spaventosa minaccia non ha impedito la famiglia di costruttori di avvisare i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna del doppio avvertimento mafioso ricevuto dal suo carpentiere nel marzo 2023. Il gruppo dei Ragazzi del Bronx, guidato dal boss Raffaele Zambella, ha tentato di imporre il pizzo a una ditta edile impegnata nei lavori per la costruzione di sessanta appartamenti a Caivano, la quale aveva aderito anche all’associazione antiracket.

La Procura di Napoli ha indagato Angelo Tanzillo e il nipote Alfonso Giordano, insieme a Giuseppe Caiazzo, per aver imposto il giro delle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti. A questi ultimi veniva imposto il blocco dei lavori se non provvedevano a pagare le quote che alimentavano la cassa del gruppo.

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Tentata estorsione a Caivano, la denuncia dell’imprenditore di Giugliano

Così l’imprenditore ha denunciato le minacce subite dal suo dipendente da parte degli emissari del clan: «Secondo quanto riferitomi da D., i due soggetti a bordo dello scooter sono scesi e sono entrati nel cantiere. Nei pressi dell’ingresso era presente D., intento a sistemare le ultime cose prima di andar via. Uno dei due ha subito estratto una pistola puntandola contro D., riferendo testuali parole che, per una questione di praticità, vi traduco in italiano: “Dovete smettere di lavorare e recarvi da chi di dovere”. Dopo aver proferito questa minaccia, si sono subito allontanati insieme agli altri soggetti che erano a bordo della macchina. Il giorno seguente mi sono incontrato con D. per conoscere altri dettagli. Lo stesso mi ha descritto gli autori della minaccia, ossia i due soggetti che sono entrati in cantiere. Li ha descritti sommariamente: tutti e due travisati con caschi indossati e passamontagna; indossavano entrambi una tuta di colore scuro e parlavano con accento locale. Per quanto riguarda i due soggetti a bordo del veicolo, non ha saputo dirmi altro in quanto non sono scesi per niente dalla macchina. Un particolare che in quel momento ha precisato D. è stato l’aver visto lo stesso veicolo, nei giorni precedenti al 5 marzo, che sostava nei pressi del cantiere. Voglio precisare che nel cantiere non c’è la presenza di telecamere, ma ho già previsto di installarle a partire da domani. È esposto dal primo giorno in cui abbiamo aperto i lavori un cartello che indica l’appartenenza all’associazione antiracket».

La denuncia presentata dall’imprenditore è stata confermata agli inquirenti dal racconto di Giordano al ras Roberto Alfio Maugeri. Nell’intercettazione, infatti, l’esattore del clan parlava di 60 appartamenti che una ditta aderente al patto antiracket stava costruendo: «Ma a proposito, quello là dietro, ma che hai fatto con quello antiracket? Non è venuto più? 60 appartamenti là». Purtroppo gli imprenditori sono stati costretti a chiudere il cantiere in seguito a un’altra minaccia: «Ora ve ne dovete andare perché ci avete scocciato», ma non hanno ceduto al pagamento del pizzo denunciando l’accaduto ai carabinieri.

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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