Covid, Ricciardi: “Situazione critica, resta ipotesi lockdown generale”

lockdown generale
Il parere del consigliere del ministro Speranza

Lockdown generale sì, lockdown generale no. Un nodo che ancora non ne vuol sapere di sciogliersi, nonostante i segnali che arrivano dai bollettini delle ultime due settimane, dove  la curva dei contagi di Covid in Italia si sta pian piano piegando. Guardano il bicchiere mezzo pieno gli esperti Silvio Brusaferro, Franco Locatelli e Agostino Miozzo, che nel vertice di palazzo Chigi di ieri con il premier Giuseppe Conte, hanno accennato all’ipotesi che nei prossimi giorni dovrebbe esserci una stabilizzazione dei casi.

Lockdown generale, Ricciardi (Oms): “Non è ancora scongiurato”

Ipotesi, questa, che dovrebbe scongiurare il lockdown generale, anche se c’è chi ancora la pensa diversamente.

E’ il caso di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e docente di Igiene all’università Cattolica di Roma, intervenendo su Sky Tg24. “Quello che sta succedendo è che in molte regioni la situazione sta peggiorando, in altre è stabile. E noi dobbiamo, nelle regioni che stanno peggiorando, arrestare questo peggioramento e nelle regioni che sono stabili invertire la curva e farla diminuire. Soltanto quando saremo certi che questo avviene allora potremo trarre delle conclusioni – ha spiegato Ricciardi – Però tutti quanti stiamo cercando di evitare il lockdown nazionale, di elaborare delle misure proporzionate alla circolazione del virus”.

 

“Che nei numeri dell’epidemia ci siano segnali positivi lo speriamo tutti – sottolinea Ricciardi – ma per essere certi dobbiamo aspettare ancora una decina di giorni. Perché le misure che sono state introdotte una settimana fa e quelle rafforzate pochi giorni fa, per dare degli effetti stabili bisogna valutarle dopo 2 settimane. Stiamo andando nella giusta direzione con le misure prese, speriamo di vedere presto tutti quanti i risultati”. 

I DATI

L’AdnKronos ha poi ripreso un pensiero del membro dell’Oms in merito ai dati ed ai parametri utilizzati per monitorare la pandemia: “Non è che non funziona il sistema. Non funziona l’alimentazione del sistema. In epidemiologia c’è un detto: rubbish in, rubbish out. Immondizia metti dentro, immondizia esce fuori. Se i dati sono falsati, è chiaro che alla fine prendi delle decisioni su dati sbagliati. Allora la responsabilità importante in questo momento è che le Regioni alimentino il sistema con dati esatti. Naturalmente il sistema è migliorabile, soprattutto in questa fase. Magari invece di avere 21 indicatori se ne possono avere 4 o 5, monitorati giornalmente invece che settimanalmente. Però non è il sistema, è l’alimentazione dei dati. C’è un obbligo morale e tecnico da parte delle Regioni a dare dati tempestivi e di grande qualità. Quindi a motivare i loro tecnici e il loro personale a farlo in maniera adeguata, perché solo così noi prenderemo decisioni proporzionate e adeguate alla situazione”.

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