Addio a Mariano Rubinacci. È scomparso un interprete luminosissimo della moda maschile napoletana e di uno stile classico reinterpretato con personalità e grande capacità di cogliere il senso della contemporaneità senza perdere la ricchezza e il valore della tradizione.
A Londra, al 96 di Mount Street, aveva stregato gli inglesi a casa loro trasformando la via degli antiquari nella strada più elegante dello shopping londinese. «Per ottenere questo negozio mi rivolsi a lord Rotschild, mio cliente – ricordava –. A Londra, se non sei conosciuto, non ti concedono nulla», aggiungeva non nascondendo l’orgoglio (misurato) per una rete di amici e clienti di rango assoluto.
Nuovo lutto nel mondo della moda, è morto lo stilista Mariano Rubinacci
A Napoli la maison Rubinacci è da sempre stata meta di molti stranieri. Ma Milano e Londra diventano la ribalta internazionale di chi chiedeva la «perfetta imperfezione» di un abito Rubinacci. La storia della maison incomincia negli anni Venti, quando il papà di Mariano, Gennaro detto Bebè, aprì il suo primo atelier in via Chiaia. Era un appassionato di classici e di antiquariato e aveva una solida cultura che riversò nella sartoria. Fu lui, negli anni Trenta, a disegnare quella che passerà alla storia come la giacca napoletana, con la manica «a mappina» e la tasca a toppa. Bebè educò nel culto dell’eleganza e dello stile i figli e Mariano, fin da ragazzo, seguì le sue orme e i suoi insegnamenti.
Negli anni ha dato all’azienda di famiglia un impulso internazionale. London house, regno di eleganza fondato dal padre, era frequentato anche da Curzio Malaparte Vittorio De Sica, Umberto di Savoia ed Eduardo de Filippo. Mariano lo ha reso più grande e forte guidandolo con mano sicura e gusto infallibile conquistando i reali inglesi, i banchieri della
City, i principi arabi, il gotha dell’aristocrazia e del mondo internazionale della finanza. Uomo di eleganza assoluta e personalissima, si è sempre distinto per il suo garbo assoluto e il suo stile discreto ma incisivo. Sistemava le Pochette nel taschino con gesti da prestigiatore, aveva un senso del colore straordinario ed esibiva braccialetti che avevano storie bellissime.
«Il nostro orgoglio è quello di appartenere alla storia di Napoli e vogliamo svelarne il fascino», diceva, mentre i suoi abiti diventavano parte della storia del costume: sono al Victoria and Albert Museum di Londra; a New York, al museo del Fashion institute of Technology.
«Ho quattro figli e tutti con una sola moglie, Barbara», ironizzava con dolcezza parlando della sua grande famiglia e di Alessandra, Marcella e dei gemelli Luca e Chiara. E della nidiata di nipoti di età diverse. Ma la sua famiglia era anche quella dell’azienda: i sarti, i collaboratori, tutti quelli che lavoravano nella maison. Per i suoi ottant’anni scelse festeggiare con loro in una Factory che aveva realizzato (vincendo le perplessità dei figli) alle porte di Napoli. Contemporaneo e appassionato anche nella scelta delle celebrazioni di un compleanno così speciale.
C’erano tutti quelli che appartenevano alla storia della Sartoria, con i vestiti più belli i bambini per mano, le mogli, i mariti. Gli amici del festeggiato si contavano sulle dita di una mano per scelta: i suoi ottant’anni Mariano voleva viverli così con le sue due famiglie, nella sua storia più autentica, oltre i salotti, guardando al futuro. Con passione e visione.


