Marano. Salvatore Giordano morto in galleria, novità dagli avvocati di famiglia

Salvatore Giordano, la storia a Le Iene

Nel marzo del 1996 la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli ottenne dal Comune il restauro dell’arcone della controfacciata lato Santa Brigida della Galleria Umberto I. Lo evidenziano due documenti dell’epoca, fatti acquisire oggi, dal giudice Barbara Mendia del Tribunale di Napoli, nell’ambito del processo sulla morte del 14enne Salvatore Giordano, colpito da un pensate pezzo di stucco che nel pomeriggio del 5 luglio 2014, si staccò dal frontone della Galleria. La tragedia si verificò sul lato di via Toledo, dove Salvatore, con alcuni amici, stava passeggiando.

Il difensore del Comune di Napoli, che si è costituito parte civile, si è opposto all’acquisizione dei due documenti. L’amministrazione comunale partenopea ha sempre sostenuto che la parte dalla quale si è staccato il pesante pezzo di stucco non fosse di sua competenza. Di diverso avviso il perito della Procura di Napoli, l’ingegnere Nicola Augenti, che lo scorso febbraio ha sostenuto con una corposa documentazione, che la proprietà fosse invece del Comune.

«La nostra linea difensiva – dichiarano gli avvocati Sergio e Angelo Pisani, legali dei genitori e dei fratelli di Salvatore – non è mai mutata. Siamo sempre stati convinti che l’area interessata dai distacchi degli stucchi che colpirono il povero Salvatore sia di proprietà del Comune. In ogni caso – concludono i due legali – il Comune da tempo era stato informato dello stato di dissesto della Galleria e aveva l’obbligo di impedire questa tragedia anche solo transennando i marciapiedi sottostanti».

La prossima udienza è stata fissata per il 21 gennaio 2020: la parte civile (gli avvocati Pisani) ha annunciato la citazione del consigliere comunale dell’epoca, Vincenzo Moretto, il quale con numerose interrogazioni in Consiglio denunciò lo stato di dissesto della Galleria Umberto. Sarà anche ascoltato il figlio dell’ex custode della Galleria Umberto I, detentore delle chiavi del deposito attrezzi della Galleria dalla cui facciata sono avvenuti i distacchi. Tra i testi citati dai legali della famiglia Giordano, figura anche il sindaco Luigi De Magistris.

(Fonte agenzie)

“La morte di Salvatore non resti senza colpevoli”, la famiglia del 13enne di Marano chiede giustizia

Salvatore Giordano è morto a 13 anni nel centro di Napoli. Si trovava sotto alla galleria Umberto I quando si è staccato un cornicione che gli è caduto addosso. È successo 5 anni fa, ma i genitori aspettano ancora giustizia. Non si danno pace perché ora hanno paura che i reati vadano in prescrizione.

“Nostro figlio è stato lapidato, quando siamo arrivati in ospedale ci hanno detto che era in coma”, raccontano i genitori. Quel maledetto pomeriggio, il ragazzo si è accorto che si stavano staccando dei calcinacci: “Ha spinto un suo amico e ha fatto scudo all’altro. A loro ha salvato la vita, dice la mamma. “Un istante dopo si è staccato il rosone che lo ha colpito alla testa e al torace. Dopo 3 giorni è morto in ospedale”.

Questa storia sembra tutta una fatalità, ma se si torna indietro con il tempo si scopre altro. “Nei mesi precedenti c’erano state delle segnalazioni per cadute di calcinacci, dice il papà di Salvatore. A cui erano seguite anche delle interrogazioni da parte della politica perché nella galleria Umberto I ci passano almeno 10mila pedoni ogni giorno. “Qualcuno l’aveva detto che ci sarebbe scappato il morto. Purtroppo però nessuno ha preso provvedimenti. “Sarebbe stato sufficiente recintare il marciapiede”, sostiene Sergio Pisani, l’avvocato della famiglia Giordano. “A ogni segnalazione il Comune rispondeva di non avere responsabilità. Per loro doveva pensarci il condominio, ma in ogni caso l’amministrazione comunale aveva l’obbligo di imporre i lavori di messa in sicurezza”.