Miano. «Quell’infame sta cantando», la lettera dal carcere trovata nel covo del ras Balzano

«Quell’infame». C’è un chiaro e preciso riferimento alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Mariano Torre nella lettera rinvenuta nell’abitazione di Matteo Balzano, lettera proveniente dal carcere dove è rinchiuso Vincenzo Carrino, un altro giovanissimo affiliato che aveva contatti con quelli di ‘Abbasc Miano’. Si tratta di uno dei tanti retroscena contenuti nella maxi ordinanza che due giorni fa ha scompaginato il gruppo che ambiva a diventare l’erede del clan Lo Russo. La lettera risale al periodo che va dal pentimento di Mariano Torre, quindi fine 2018, e in un periodo antecedente all’omicidio di Biagio Palumbo avvenuto il 7 febbraio del 2018.

Nella lettera Carrino chiede a Balzano di intercedere presso Salvatore Freda con Biagio Palumbo che stava ignorando le richieste della moglie del detenuto. Chiede inoltre a Balzano di aumentare la mesata per la propria famiglia. Si rammarica del pentimento di quel ‘Cornuto infame’ (questo l’appellativo utilizzato nella missiva) di Mariano Torre che lo aveva accusato di aver partecipato ad alcuni omicidi nutrendo speranze sul fatto che questi la pagherà per il male che sta facendo. Proprio la scelta di collaborare con la giustizia da parte di Torre e di Carlo Lo Russo e le successive condanne all’ergastolo per i membri del loro gruppo spingeranno lo stesso Balzano (“Fratm Mat”) a preparare una squadra di ‘imbianchini’ per tappezzare il quartiere di scritte contro i Lo Russo (‘Ztl Lo Russo’) che appariranno proprio a una settimana esatta dalle prime condanne. Non solo. Carrino inoltre suggerisce a Balzano di rivolgersi ad un giovane ras della Vanella Grassi della zona del Perrone.