«Prendeva 40mila al mese, quando fu scarcerato non andò a salutare i capi», il profilo di Mirko ‘o vucabulà fatto dal pentito

Carismatico. Ben visto dalla manovalanza del clan. Scaltro. Per tutti questi motivi Mirko Romano, conosciuto come ‘l’italiano’ o ‘o vucabulà (il suo personaggio ha ispirato quello di Valerio in Gomorra) si inimicò ben presto i vertici degli Amato-Pagano e in particolare l’ala scissionista originaria di Marano che faceva capo a Mariano Riccio. A spiegare cosa accadde, di come si è arrivati al suo omicidio e chi fosse realmente Romano è stato il collaboratore di giustizia Michele Caiazza: «Percepiva 40mila euro al mese dalla piazza della 219 di Melito. Il Romano non era amato dai capi perchè voleva che gli affiliati venissero trattati bene e pagati, come le loro famiglia in caso di arresto. Il litigio forte avvenne dopo che Mirko fu arrestato dai carabinieri per una rapina in realtà mai commessa. Io ero molto legato a Mirko, nel periodo in cui era carcerato scriveva al fratello Cristian dicendogli che i soldi della quota, cioè 40mila euro, li doveva dare a me e che li avrei conservati per lui».

Caiazza rivela di esserci rimasto molto male quando seppe dell’omicidio e che il coinvolgimento di Francesco Paolo Russo nell’omicidio gli fu confermato dallo stesso. «Russo e Emanuele (Emanuele Baiano ndr) vedendomi molto agitato mi dissero che Mirko non era stato ucciso dai nemici ma da loro due perchè era diventato pericoloso in quanto loro dicevano che aveva deciso di collaborare; cosa assolutamente non vera».