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A sinistra i poliziotti messicani, a destra i 3 napoletani

Il Tribunale di Jalisco ha inflitto 50 anni di carcere a Salomon Adrian Ramos Silva e a Emilio Martines Garcia. Si tratta dei due poliziotti ritenuti colpevoli della sparizione forzata di Antonio Russo, Vincenzo Cimmino e Raffaele Russo. Per i giudici sono pienamente colpevoli del reato contestato in concorso con altri pubblici ufficiali tra i quali il comandate della polizia locale e il suo vice.

I due poliziotti interdetti dai pubblici uffici. La decisione giunge a distanza di una settimana dal riconoscimento di colpevolezza pronunciato lo scorso 3 aprile. Nessuna notizia di Linda Guadalupe Arroyo, la poliziotta imputata fuggita durante la scorsa udienza.

PERCHE’ I POLIZIOTTI HANNO VENDUTO I NAPOLETANI SCOMPARSI

Dopo l’arresto i poliziotti hanno confessato di aver ceduto i rapiti al boss del cartello di Jaslisco, Josè Guadalupe Rodriguez Castillo, detto el Quince o don Lupe. La ricompensa per ognuno dei napoletani si aggira ad una cifra pari a 43 euro.

LE PAROLE DELL’AVVOCATO

“Un riconoscimento di responsabilità e una pena. Siamo soddisfatti per le decisioni prese dal Tribunale di Jalisco. Ma lo siamo soprattutto perché finalmente la verità su come si sono realmente svolti i fatti è venuta a galla”. Così l’avvocato Claudio Falleti, legale delle famiglie dei 3 napoletani, dopo le inflitte a due dei tre poliziotti coinvolti nella “sparizione forzata” dei tre connazionali.

“E’ importante smentire – ha aggiunto Falleti – quanti in questi lunghi anni hanno imputato ai nostri tre poveri connazionali di trovarsi in Messico per commettere qualsivoglia tipo di reato. Le prove lo hanno confermato. Raffaele è stato portato solo per aver in auto due generatori, e nemmeno mentre li stava vendendo, Antonio e Vincenzo sono stati fatti sparire solo per essere andati a cercare il padre”, ha detto ancora il legale delle famiglie Russo e Cimmino. “Per rispetto di nostri tre connazionali – conclude Falleti – ci aspettiamo che i nostri rappresentanti politici si manifestino, dopo così tanto silenzio, affinché fatti come quelli accaduti a danno dei tre nostri concittadini non abbiano più a ripetersi”.

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